Pubblicato il 09/12/13

Piccolo è bello, il caso delle nanotecnologie!

E dire che in Italia ci sono alcuni supposti esperti che nutrono perplessità sull’utilità della ricerca di base nel settore biomedico. Vorrebbero solo quella, cosiddetta, traslazionale (orribile neologismo per indicare una ricerca i cui risultati sono facilmente trasferibili nella pratica clinica). Un’enorme fesseria come ben sa chiunque faccia davvero ricerca. La ricerca di base genera conoscenza che poi sarà alla base di nuove ricerche e nuove scoperte, a loro volta utili nel migliorare la diagnosi e la cura di molte malattie. E, come ci racconta la nota odierna, la nanotecnologia è un esempio perfetto di applicazione pratica della ricerca di base. (vt)
Nel 1959, al meeting dell’American Physical Society, durante il discorso intitolato “There’s plenty of room at the bottom”, il fisico Richard Feynman dichiarò: “[…] un fisico potrebbe sintetizzare qualunque sostanza chimica descritta da un chimico[…]. Dategli le istruzioni e lui la sintetizzerà mettendo gli atomi nei punti indicati dal chimico, in modo da ottenere la sostanza voluta.”. Feynman, profeta nel prevedere la possibilità di manipolare la materia, ipotizzò di scrivere “l’intera enciclopedia britannica sulla testa di uno spillo” e, da buon visionario, argomentò di applicazioni nano in elettronica, chimica, biologia, medicina.

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Autore/i

  • Gabriella Zammillo
    Gabriella Zammillo è tecnologo presso l’Istituto Nanoscienze del CNR, laureata in matematica. Si occupa di comunicazione e divulgazione scientifica, management e valorizzazione dei risultati di ricerca, gestione e realizzazione di progetti scientifici.

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