Pubblicato il 11/01/16

Saper morire

Durante uno dei miei primi turni di guardia in ospedale come specializzando, arrivò un anziano paziente con un cancro polmonare in stato avanzato. Io ed il mio collega con cui condividevo il turno lo interrogammo, cercando di raccogliere un po’ di anamnesi; aveva lo sguardo ansioso per la fame d’aria che lo affliggeva, piangeva atterrito dal non capire bene cosa lo aspettasse. Erano disperati anche i suoi figli. Dopo un paio d’ore morì per edema polmonare. Era la prima volta che “perdevamo” un paziente sotto la nostra diretta responsabilità ed il mio collega scoppiò a piangere, chiedendosi e chiedendomi se non avessimo sbagliato qualcosa. Ricordo che la sera, tornando a casa, ero pervaso da una sensazione d’inadeguatezza generale. Era successo qualcosa di naturalmente inevitabile (moriva un anziano con un cancro in stadio terminale) ma niente sembrava essere stato naturale quella sera. Nessuno era stato preparato all’evento, non il povero paziente, non i suoi figli e neanche i giovani medici che lo avevano seguito nelle ultime ore. (vt)
Molte persone, anche se colte e brillanti, dinanzi alla morte si comportano in maniera inspiegabilmente irrazionale. Ciò vale per i pazienti e per i loro congiunti, ma anche per quanti sono coinvolti professionalmente, in particolar modo i medici. Qual è la causa di un tale comportamento irrazionale? La risposta è quasi sempre la stessa: la paura.

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Autore/i

  • Gian Domenico Borasio
    Gian Domenico Borasio dirige la cattedra di Medicina palliativa dell’Università di Losanna ed è stato uno dei fondatori del Centro interdisciplinare di medicina palliativa dell’Università di Monaco di Baviera. Il Ministero della Giustizia tedesco l’ha nominato membro della commissione che ha stabilito i principi per una legge sul testamento biologico. Il suo libro Saper morire. Cosa possiamo fare, come possiamo prepararci (Bollati Boringhieri editore, Torino 2015) ha venduto oltre 180.000 copie ed è stato tradotto in cinque lingue.

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