Pubblicato il 23/06/14

Trombosi venosa profonda ed embolia polmonare

Oggi spendiamo….poche centinaia di parole sulla trombosi venosa profonda e la sua più grave sequela rappresentata dall’embolia polmonare. Detta semplicemente, si tratta della formazione di trombi (coaguli di sangue) nelle vene profonde delle gambe. Come leggerete è un evento raro ma potenzialmente fatale quando il trombo si mobilizza dagli arti inferiori ed arriva nelle arterie polmonari. E’ bene, quindi, conoscerne i contorni, soprattutto quando occorrono alcuni fattori di rischio abbastanza comuni quali fumo di sigaretta, obesità, lunghi viaggi in aereo o in macchina che costringono alla posizione seduta per molte ore (alzatevi ogni 2 ore circa e per una decina di minuti costringete i vostri polpacci a contrarsi andando in punta di piedi). O ancora, specificamente nelle donne, l’uso della pillola anticoncezionale e la gravidanza. E’ proprio su quest’ultimo punto che si sofferma la nota odierna, sottolineando come nel nostro Paese si possa fare di più sul versante della prevenzione, allineandoci così ai Paesi del Nord-Europa. (vt)
La trombosi venosa profonda e/o l’embolia polmonare, globalmente definite tromboemolismo venoso (TEV) sono condizioni relativamente rare (1:10.000 persone nella popolazione generale), che possono avere, tuttavia, un esito fatale. Esistono numerose condizioni di rischio congenite o acquisite, tra le quali la gravidanza che aumenta di circa 10 volte tale rischio (1:1000 nella popolazione generale). I dati relativi alla mortalità nel corso della gravidanza o del puerperio attualmente disponibili in letteratura documentano che il TEV è la prima causa di morte legata al parto nei Paesi industrializzati.

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Autore/i

  • Elvira Grandone

    Elvira Grandone, medico ricercatore. Si occupa di malattie monogeniche e multifattoriali, particolarmente coinvolta in progetti di ricerca sulla salute della donna. Autrice di numerosi articoli su riviste internazionali e di linee-guida nazionali sul rischio tromboembolico nella donna e sulla gestione di patologie ostetriche. Co-autrice anche di un documento coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità sul rischio trombotico da contraccettivi orali.

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