Capire il cancro per curarlo oppure curare il cancro per capirlo?

“Io vedo e conosco, leggo e ricordo, ma solo quando faccio capisco!" (Confucio). 

Con questo breve intervento, vorrei sollevare un dibattito su come allinearsi e su cosa focalizzarsi nella lotta contro il cancro. Si tratta di uno spunto di riflessione mirato a capire se sia meglio INVESTIRE primariamente sulla comprensione delle BASI GENETICHE E MOLECOLARI DEL CANCRO, oppure se concentrarsi sul miglioramento delle tecniche moderne (come le NANOTECNOLOGIE), al fine di un maggiore beneficio in termini di DIAGNOSI PIU’ SENSIBILI E MENO COSTOSE e accuratezza delle terapie (CURE MIRATE).

L’obiettivo auspicato sarebbe coniugare tali progressi con quelli paralleli nella “system biology”, per giungere più rapidamente a cure definitive.

Per evitare di essere frainteso, o di sollevare discussioni che snaturino la natura di questa mia riflessione, aggiungerò qualche precisazione riguardo alle parole evidenziate poc’anzi.

INVESTIRE: riferito non solo allo sforzo intellettuale dei ricercatori, ma anche a quello economico dei finanziatori, che potrebbe essere convogliato più selettivamente al raggiungimento dell’obiettivo nel minor tempo possibile.

BASI GENETICHE E MOLECOLARI DEL CANCRO: è chiaro, soprattutto agli “addetti ai lavori”, che la ricerca in questo campo è finalizzata maggiormente alla comprensione della biologia cellulare tumorale piuttosto che alle innovazioni in campo diagnostico e di drug delivery, che tuttavia stanno dando i loro frutti nel raggiungimento dell’obbiettivo primario.

NANOTECNOLOGIE: la comprensione totale della vita della cellula umana, delle sue interazioni ed evoluzioni avverrà quando i metodi di nanotecnologia saranno applicati alle ricerche in campo genetico e molecolare per un più facile multiplexing delle ricerche biochimiche e biofisiche delle cellule, poiché la sola genetica applicata alla biologia dei sistemi cellulari non ha ancora portato a tale risultato. E, secondo me, sara’ difficile che lo faccia in un futuro abbastanza prossimo.

DIAGNOSI PIU’ SENSIBILI E MENO COSTOSE: in particolare, la misura delle Cellule Tumorali Circolanti (CTCs) nel sangue periferico, ora usata solo per il valore prognostico (causa il costo), sarebbe una misura ottimale se fosse utilizzata, tramite tecniche meno costose e di alta resa, per valutare una relazione tra il numero di CTCs e l’efficacia della chemioterapia; per poi monitorizzare quest’ultima, invece che con la classica valutazione di regressione tumorale (6 mesi circa). Si avrebbero così benefici per il paziente senza necessità di capire a fondo la biologia di base, dando pero’ anche un contributo agli studi di biologia molecolare (possibilità di conte cellulari o loro isolamento).

CURE MIRATE: benefici enormi per il paziente si avrebbero con le nuove tecniche di “targeted drug delivery” (attualmente utilizzate primariamente su modelli animali) che colpiscono direttamente le cellule cancerogene, riducendo così la tossicità chemioterapica e la dose di farmaco. Il tutto senza dover capire a fondo la biologia cellulare.

In conclusione, varrebbe la pena aprire un dibattito sul “dove” e “come” dei finanziamenti e delle ricerche sul cancro, ma anche altre malattie, soprattutto se ciò portasse ad un lavoro di ricerca sinergico in ambito di biomateriali, di chimica analitica e di aspetti clinici, grazie alla identificazione di protocolli diagnostici e terapeutici e a controlli stringenti sui risultati finali.

I miei ringraziamenti a Giuseppe Gianfranceschi, Elena STUBEL e Lisa BARBIANI per il loro supporto editoriale nella stesura di questo documento.

Autore: Giacinto Scoles

Professore Emerito alla Princeton University (NJ, USA), docente presso la Temple University di Philadelphia (PA, USA) e l’Università di Udine. La sua lunga attività di ricerca è partita dallo studio dei gas nobili per arrivare attraverso un susseguirsi di passi successivi, allo studio di sistemi biochimici complessi che hanno rilevanza clinica. Attualmente coordina un progetto ERC della Comunità Europea sulla diagnostica innovativa in oncologia, denominato QUIDPROQUO.


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