E tre: stavolta a bacchettare Trump ci pensa l’associazione degl’immunologi americani

Introduzione

 
 

 
Ci sono analogie, ma anche profonde differenze, nell’impatto che la pandemia da COVID-19, la grave malattia respiratoria causata dal virus SARS-CoV-2, sta avendo nella società italiana e in USA. Forse l’analogia più rilevante è che, come in Italia abbiamo osservato tensioni tra governo centrale e regioni sulle misure restrittive da adottare, così le indicazioni del governo federale vengono declinate diversamente dai singoli stati. Ma una differenza profonda tra le due società è la compattezza del mondo scientifico americano rispetto alla spaccatura tra scienziati “buonisti” e “pessimisti” che ha riempito i talk show di casa nostra inducendo confusione sulle misure da seguire e diminuendo la credibilità complessiva degli scienziati agli occhi dell’opinione pubblica.

 

Non vi sono dubbi che la figura più rappresentativa della comunità scientifica americana sia il 79enne Anthony (“Tony”) Fauci, da oltre 30 anni alla guida dell’Istituto nazionale di malattie allergiche e infettive (NIAID) sul campus principale degl’istituti nazionali di sanità (NIH) di Bethesda, nel Maryland. Già figura chiave per i suoi contributi scientifici e forse ancora di più politici nell’AIDS (sua l’invenzione del “parallel track” ovvero la possibilità per i malati di AIDS di accedere a cure sperimentali prima dell’approvazione della Food and Drug Administration) Tony Fauci è diventato il volto e la voce della comunità scientifica americana che spesso ha attenuato e a volte contrastato le bizzarre posizioni del Presidente Trump relativamente alla pandemia. Non a caso, periodicamente emergono voci molto vicine a Trump che ne reclamano la testa, l’ultima impugnando un dossier “taglia e cuci” di tutti gli errori e inesattezze che Fauci avrebbe commesso in questi mesi, puntualmente smontato da Fauci contestualizzando le frasi incriminate.

A sostegno di Tony Fauci spicca la discesa in campo dell’American Association of Immunologists (AAI) che conta 8.800 membri di 65 paesi diversi. In un documento titolato “Call to action” (chiamata all’azione: https://mailchi.mp/aai/a-call-to-action-from-aai) la AAI sottolinea lo straordinario curriculum di Fauci e la sua credibilità e competenza nella gestione della COVID-19 chiedendo a tutti di sostenerlo sui social network con il seguente messaggio, qui tradotto integralmente: “Gli scienziati, incluso l’autorevole Dr. Anthony Fauci, sono essenziali per combattere la COVID-19 e per riaprire in sicurezza gli USA. E’ importante per tutti gli Americani sostenerli con determinazione e seguire i loro consigli. #SeguiLaScienza#IoStoConFauci”.

Avendo lavorato per 7 anni al suo fianco, non posso che confermare le straordinarie qualità di leadership temperata da realismo di Tony Fauci; non è infatti un caso che abbia mantenuto il suo ruolo con 6 diversi presidenti americani. La speranza è che possa continuare a esercitarlo nonostante Trump, ma sono ottimista: ho sempre sostenuto che la principale differenza tra la ricerca biomedica italiana e americana non sta nell’enorme divario nei finanziamenti, ma nell’importanza che la società americana attribuisce alle donne e agli uomini protagonisti della ricerca scientifica, percepita come elemento fondamentale di progresso sociale.

Autore: Guido Poli

Guido Poli è Professore Ordinario di Patologia Generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha cominciato a fare ricerca su HIV/AIDS nel 1983 presso l’Istituto “Mario Negri” di Milano. Dal 1986 al 1993 ha lavorato a Bethesda (USA) al National Institute of Allergy and Infectious Diseases diretto da Anthony S. Fauci, leader mondiale nella lotta alle malattie infettive. Nel 1994 fonda, insieme ad Elisa Vicenzi, l’Unità d’Immunopatogenesi dell’AIDS all’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano dove tutt’ora entrambi lavorano.

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