I costi della sanità e l’etica di evitare gli sprechi

"C’è qualche differenza fra Tanai e il suocero di Visellio" scriveva Orazio. E c’è qualche differenza fra quello che le Regioni chiedono agli Ospedali (per via della spending review del Governo) e quello che ha proposto Howard Brody, che è professore di medicina nel Texas. Gli uni e l’altro vogliono ridurre i costi della sanità. Però da noi si chiede di farlo sostituendo la metà dei dipendenti che vanno in pensione, Brody invece in un bellissimo articolo “Dall’etica dei tagli all’etica di evitare gli sprechi” ha una ricetta diversa. Sostiene che ci si deve spostare dalla logica dei tagli a quella di evitare gli sprechi.

Che senso ha sostituire solo il cinquanta percento dei medici e degli infermieri che vanno in pensione in tutti gli Ospedali, come se tutti gli Ospedali fossero uguali. Vuole dire che non servivano tutti? Ma se invece servono, non sostituire chi lascia vuol dire mettere in difficoltà settori che in qualche caso sono un punto di riferimento non solo a livello locoregionale ma anche nazionale. "To reduce cost, the best approach is often to spend more on some services and to reduce the need of others", scriveva qualche tempo fa Michael Porter sul New England Journal of Medicine; insomma, per ridurre i costi certi servizi vanno ridotti e certi altri potenziati. E “l’etica di evitare gli sprechi” dovrebbe diventareun imperativo morale per i medici; e non dimentichiamo che quello che non serve può far male.

Ci sono cinque regioni del mondo, dove quest’obiettivo è stato raggiunto o che comunque hanno fatto grandi passi avanti in questa direzione. Si tratta di Bangladesh, Etiopia, Kyrgyzstan, Tailandia e dello stato indiano di Tamil Nadu. Come hanno fatto? Quattro regole:

  1. capacità di governare il sistema
  2. politici dedicati e consapevoli dell'importanza di quell'obiettivo
  3. burocrazia efficace
  4. capacità di adattarsi con soluzioni innovative alle risorse limitate per venire incontro ai bisogni della gente.
In Kyrgyzstan per esempio c'erano troppi Ospedali e troppi medici e nessuno che avesse le conoscenze per fare buona medicina con gli standard di oggi. Negli ultimi anni hanno chiuso il cinquanta percento degli Ospedali, creato case della salute e riconvertito gli operatori a ruoli di prevenzione e assistenza.

Noi non siamo riusciti a chiuderne neanche uno di Ospedale e non ditemi che così si perdono posti di lavoro e che il sindaco non vuole. Sono argomenti molto deboli; non se ne perderebbe di posti di lavoro se facessimo anche noi come hanno fatto non dico a Londra ma in Bangladesh.

Autore: Giuseppe Remuzzi

Giuseppe Remuzzi è Direttore del Dipartimento di Medicina degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordina le attività di ricerca delle sedi di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare. E’ membro del “Gruppo 2003” che annovera gli scienziati italiani più citati dalla letteratura scientifica ed ha ricevuto nel 2007 il “John P. Peters Award”, il più prestigioso premio nel campo della nefrologia internazionale. E’ Commendatore della Repubblica per meriti scientifici ed editorialista del Corriere della Sera.


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