L'affaire vaccini: un problema di responsabilita' individuale e di fiducia!

Un gruppo di esperti di vaccinazioni creato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (SAGE) usa insieme al termine “vaccine” il termine “hesitancy” (traducibile come “esitazione” o “riluttanza”) riferendosi “alla ritardata accettazione o al rifiuto di utilizzare i servizi pubblici di vaccinazione, nonostante la loro disponibilità, come fenomeno complesso e contesto-specifico, variabile in base al tempo, allo spazio e alla natura delle malattie da vaccinare, nonché influenzato da fattori quali la condiscendenza (rispetto delle convenzioni sociali, NdR), la convenienza (corrispondenza ai propri interessi, NdR), la confidenza (conformità ai propri desideri unita a una percezione adeguata di credibilità delle garanzie ricevute, NdR)” [WHO/SAGE, 2014].

Il SAGE ritiene che:

- in questo concetto sia incapsulabile ogni ragionamento concernente il rifiuto o l’accettazione delle pratiche vaccinali,

- mentre la compiacenza e la convenienza pertengono ai valori in base ai quali la popolazione percepisce il dovere di vaccinarsi e la facilità con cui i servizi vaccinali possono essere ottenuti, la confidenza è la rappresentazione del grado di fiducia riposta nell’efficacia e nella sicurezza dei vaccini, nonché nel servizio sanitario che li eroga.
 
In poche parole, per quanto i politici possano incidere sulle opinioni dei cittadini, è la coscienza che matura in questi ultimi che fa la differenza rispetto alle percentuali di copertura vaccinale della popolazione.
Al massimo i politici possono cavalcare l’onda di fluttuazioni nella percezione del pubblico per potere segnare qualche punto in più nelle preferenze espresse da coloro che sono coinvolti nei sondaggi pre-elettorali, niente di più.
 
Ci sono dati attendibili circa la fiducia degli italiani nei vaccini?
Sì e sono riportati in un documento dell’UE del 2018 predisposto dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine (State of Vaccine Confidence in the EU 2018).
Essendo utile per tutti leggerlo, pare qui interessante riprendere solamente la figura riportata a pagina 9 in cui sono descritti i trend relativi alla copertura vaccinale per il morbillo tra il 1996 e il 2017 nei 28 Paesi membri.
Dal 2010 un declino dell’utilizzo del vaccino si è osservato in Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia (!), Grecia, Lituania, Olanda (!), Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia, mentre Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia (!), Lettonia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Cipro, Spagna, Svezia e UK sono arrivate al 95% di copertura vaccinale della popolazione, indicato dal WHO come auspicabile.
 
Tra i vari trend, Germania e Italia (!) mostrano un costante e decisamente significativo incremento iniziato nel 1996 e costantemente cresciuto fino agli ottimi valori attuali.
Si deve essere contenti?
Sì, ma con prudenza, anche perché grosse sacche di “sfiducia” vaccinale sono presenti là dove meno te lo aspetti.
 
Un esempio?
La vaccinazione anti-influenzale vede il minor tasso di adesione (< 10%) tra il personale sanitario, nonostante il ruolo che medici, infermieri e ausiliari devono svolgere, non solo rispetto all’educazione dei pazienti, ma anche e soprattutto rispetto alla prevenzione, potendo, se non vaccinati, funzionare come potenziali veicoli di contaminazione.

Autore: Ubaldo Montaguti

Ubaldo Montaguti svolge attività di ricerca ed organizza incontri di studio e corsi di formazione sui servizi sanitari nell’ambito della Sezione di Sanità Pubblica e Management Sanitario dell’Accademia Nazionale di Medicina di cui è responsabile scientifico.


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