Lo stigma dell’obesita'

A ciascuno di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di assistere a una situazione nella quale una persona con obesità fosse oggetto di stigma. Una persona con obesità che non riesce ad accomodarsi su una piccola poltrona in aereo, un bambino con alcuni chili in più circondato da grandi quantità di cibo o un personaggio di un film con sovrappeso rappresentato come pigro e trasandato ne rappresentano, purtroppo, ancora oggi, degli esempi.

L’atteggiamento che induce a etichettare una persona dotata di particolari caratteristiche con qualità negative è definito “stigma”. Nello specifico, lo stigma sociale dell’obesità spinge a percepire le persone con eccesso di peso come deboli e prive di qualità positive, di forza di volontà e di autocontrollo. Esso ha un effetto negativo sulle persone con obesità, peggiorandone lo stato di salute e il benessere psicologico. Gli effetti dello stigma possono, inoltre, compromettere l’avvio e la prosecuzione dei percorsi di cura delle persone con obesità.

 

Lo stigma può essere veicolato attraverso numerosi canali quali, per esempio, comportamenti sociali, linguaggio, immagini. I singoli individui, le comunità, i mezzi di comunicazione e il web possono contribuire a trasmettere e perpetuare lo stigma dell’obesità.

 

L’obesità, così come osservato per il diabete mellito, è il risultato dell’interazione tra numerosi fattori genetici e ambientali. I processi biologici che regolano il peso corporeo sono molto complessi e quindi non è davvero realistico attribuire l’intera responsabilità dell’eccesso di peso ai singoli individui. Tuttavia, lo stigma dell’obesità è diffuso in maniera capillare nella nostra società ed è presente negli ambienti domestici, sui posti di lavoro, a livello scolastico e in ambito sanitario. Figure cruciali come i familiari, gli insegnanti, i medici e gli infermieri, possono mettere in atto, consapevolmente o inconsapevolmente, dei comportamenti stigmatizzanti e creare sofferenza nelle persone con obesità.

Per ridurre e sconfiggere lo stigma dell’obesità è prioritario individuare quali elementi e atteggiamenti possono avere un ruolo negativo. Per esempio, l’utilizzo di un linguaggio non appropriato, che mette in primo piano la malattia e non riconosce la persona affetta da una malattia, ha degli effetti di rinforzo sullo stigma. È consigliabile, quindi, preferire un linguaggio che riconosce la persona prima della malattia. Sarà, infatti, adeguato fare riferimento a chi vive con l’obesità come una “persona con obesità”, mentre è sconsigliato utilizzare la definizione di “persone o soggetti obesi”. Anche l’uso d’immagini stereotipate, che mostrano solo alcuni dettagli dei corpi come l’addome, o le fotografie che ritraggono le persone con obesità in attività sedentarie o intente a consumare pasti non bilanciati e ricchi di calorie, andrebbero evitate.

Fortunatamente, l’attenzione al tema dello stigma dell’obesità si sta lentamente diffondendo sia nell’ambiente scientifico sia nella società. A Marzo 2020, un gruppo di esperti internazionali e organizzazioni scientifiche ha stilato un documento (Joint international consensus statement for ending stigma of obesity, Nature Medicine Online 2020) che sottolinea l’importanza di porre fine allo stigma dell’obesità e fornisce indicazioni per i professionisti in ambito sanitario, per la classe politica e i cittadini. E’ davvero arrivato il momento di cambiare!

 

Autore: Cristina Parrino

Cristina Parrino, medico specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, ha esperienza nazionale e internazionale nella gestione clinica di pazienti con malattie endocrine, nella ricerca e nell’industria farmaceutica. Svolge attività di diabetologo volontario presso INTERSOS 24 a Roma e FAND sede di Milano. Dal 2019 è Medical Editor dell’area Endo-Diabete della rivista “Medici Oggi” della Casa Editrice Springer.


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