L’uso delle linee guida in medicina

Mi è capitato diverse volte di cogliere nei colleghi meno giovani che operano in realtà territoriali o ospedaliere periferiche una certa diffidenza nei confronti delle linee guida, talvolta vissute come un invito alla pedissequa attuazione di quanto imposto da altri, seppur autorevoli, colleghi ed una mortificazione delle capacità cliniche individuali. Non è proprio così.


L’obiettivo delle linee guida è di garantire il massimo grado di appropriatezza del comportamento clinico, sia diagnostico che terapeutico. Si vuole, cioè, evitare che la soggettività nelle decisioni cliniche, dovuta a carenza di conoscenze, abbia conseguenze negative sia sul singolo soggetto/paziente, per inadeguatezza della cura, che sull’intera comunità, per utilizzo inappropriato delle risorse. Per svolgere la loro funzione, le linee guida devono essere basate sulle evidenze, cioè sui migliori dati disponibili nella letteratura internazionale. Il loro processo di stesura deve, quindi, avvenire con rigore metodologico, sia nell’analisi delle evidenze che nella produzione delle raccomandazioni.

Il processo parte dall'identificazione di quesiti specifici da parte di un gruppo di esperti della materia. Attraverso una revisione sistematica della letteratura, il gruppo formula delle raccomandazioni graduate, ovvero accompagnate da un numero e/o da una lettera, che rappresentano la forza della raccomandazione stessa.Una volta pubblicate, le raccomandazioni devono essere sottoposte ad un sistema di valutazione, che ne decreti la bontà globale, sulla base di alcuni parametri prestabiliti.

Il primo parametro valuta l’idoneità dei quesiti clinici affrontati rispetto agli obiettivi e alla motivazione, che la linea guida si è proposti. Capita talvolta di imbattersi in linee guida poco utili, dalle quali non è facile evincere né la ragione per cui sono state stilate, né la congruità tra i quesiti clinici scelti e la popolazione di pazienti a cui si rivolgono.
Il secondo parametro riguarda il coinvolgimento delle parti in causa, cioè in quale misura la linea guida rappresenta le opinioni dei suoi potenziali utilizzatori.
Il terzo parametro valuta il rigore dell’elaborazione, cioè il processo utilizzato per identificare e sintetizzare le informazioni scientifiche, per formulare le raccomandazioni e per mantenerle aggiornate.
Il quarto parametro è rappresentato dalla chiarezza e presentazione e riguarda la formulazione ed il formato della linea-guida.
Il quinto parametro, di grande importanza pratica, valuta l’applicabilità delle linee guida a livello organizzativo ed economico. Infatti, anche la miglior linea guida è inutile, se non applicabile. Né può essere trascurato l’aspetto economico, inteso come differenza tra i costi legati all’attuazione della linea guida ed il risparmio che deriva dalla sua applicazione.
Anche l’ultimo parametro, quello dell’indipendenza editoriale, è di grande importanza, perché troppo spesso la stesura di linee guida è fortemente influenzata da interessi economici, ad esempio delle aziende farmaceutiche.

Capire meglio il significato delle linee guida e conoscere il processo della loro realizzazione serve a comprendere che esse non devono sostituire la decisione clinica autonoma, frutto delle capacità individuali. Possono e devono, invece, rappresentare un importante supporto al lavoro del clinico. Quanti inutili “viaggi della speranza” potrebbero essere evitati se i pazienti sapessero riconoscere i tanti ciarlatani che promettono guarigioni miracolose, utilizzando procedure personali e non convalidate da alcuna raccomandazione!

 

Autore: Simona Frontoni

Simona Frontoni è Ricercatrice in Endocrinologia dell’Università di Roma Tor Vergata e lavora come diabetologa presso l’Ospedale Fatebenefratelli – Isola Tiberina di Roma. E’ coordinatrice per la Società Italiana di Diabetologia degli Standard Italiani per la cura del diabete mellito, redatti in collaborazione con l’Associazione Medici Diabetologi.


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