Miti e credenze. Come sfatarli?

Chi si occupa di scienza ha avuto a che fare da sempre con l’impenetrabilità di alcune persone all'informazione scientifica. Negli ultimi anni, però, la cosa ha assunto contorni del tutto diversi. E in alcuni casi preoccupanti. Accettare che un certo numero di persone creda alle scie chimiche come una volta si credeva ai fantasmi è molto diverso dall'accettare che la percentuale di persone che vaccinano i propri figli sia costantemente in calo. Ma che fare?

È stato tentato un po' di tutto, ma una strategia vera temo che non esista e che sia difficile da elaborare e condividere.

Un lavoro recentemente pubblicato (http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0181821) da un gruppo italo-israeliano mette molto bene in luce un nuovo fenomeno legato all'uso del web: le “echo chambers”, camere dell'eco, i luoghi che non comunicano tra loro e che accolgono al proprio interno tutti coloro che la pensano in uno stesso modo. Il titolo del paper, Debunking in a world of tribes, rimanda alla inutilità, o quasi, del serio e faticoso lavoro di debunking (sfatare miti, credenze) al quale molti volenterosi scienziati e comunicatori della scienza hanno messo mano da tempo. Continuare a raccontare la verità scientifica e a smentire la falsa scienza è vano se ci si rivolge a persone che parlano e discutono solo tra loro e attraverso materiali che non sono i lavori scientifici. È come la fatica di Sisifo. Al massimo serve a rimettere in circolazione le informazioni tra coloro che già a quel tipo d’informazioni fanno riferimento, continuando a non influenzare gli altri.

Il dibattito è interessante e proseguirà ancora. Trovare una strategia valida e condivisa per affrontare la disinformazione sarebbe molto utile. Sarà mai possibile?

Mi permetto di aggiungere qualche mia breve considerazione. Temo che uno dei problemi sia il riflesso condizionato che abbiamo noi tutti (intendo tutti noi che in qualche modo facciamo informazione scientifica, a qualunque livello e in qualunque modo). Cominciamo a parlare di un argomento rivolgendoci al pubblico in generale. Ma quando si scatena una reazione accesa di una minoranza agguerrita, non riusciamo più a smettere di pensare a questa minoranza per tentare di demolire ciò che sostiene. Oggi non è possibile fare informazione sui vaccini senza pensare a ciò che dicono le persone che ai vaccini si oppongono. In qualche modo, finiamo così per parlare a loro prima che a tutti gli altri. Se non succede sempre, succede almeno in gran parte dei casi. Se invece riuscissimo a dimenticarci di loro, a ignorarli mentalmente e a esprimerci pensando davvero e soltanto a coloro che hanno bisogno di informazioni su un tema scientifico, allora forse, ma è solo un'ipotesi, la nostra comunicazione riuscirebbe più efficace.

Autore: Paolo Magliocco

Paolo Magliocco, giornalista, si occupa di scienza e tenta di farlo in modo multimediale. È autore di servizi televisivi per Superquark. Scrive per le riviste Focus, Focus Junior e BBC Scienze. Realizza video per il sito di Le Scienze e La Stampa. Dirige il sito di divulgazione scientifica Videoscienza. Ha scritto per Pearson il libro “La grande caccia. Storia della scoperta del bosone di Higgs”.


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