Telemedicina: la medicina a casa tua

Molti vi ricorrono già, magari senza saperlo o senza considerarlo. Quante volte un paziente si rivolge al medico di fiducia telefonicamente, o gli pone un quesito, o gli invia documenti via e-mail? E a quale medico non è mai capitato di confrontarsi con un collega per telefono o via chat? In questi casi, di fatto, ci stiamo servendo di “telemedicina”, cioè dell’erogazione di servizi sanitari mediante l’uso di tecnologie, perché medico e paziente (oppure due professionisti) non sono nello stesso luogo.

Attenzione però: questa descrizione, che presenta la telemedicina come attività spontanea di alcuni e deregolamentata, è riduttiva e non permette di comprenderne pienamente le potenzialità. Le attività di telemedicina, infatti, possono essere organizzate e ciò è fondamentale perché non restino iniziative isolate di pochi appassionati del settore e per garantire a tutti equità di accesso e trattamento. Un servizio sanitario può erogare prestazioni di telemedicina in diversi modi: uno specialista può effettuare una tele-visita (il medico interagisce a distanza con il paziente, prescrivendo farmaci e cure), un tele-consulto (si confrontano medici con diverse competenze, in assenza del paziente), una tele-cooperazione (un sanitario impegnato in prima persona è assistito da remoto, come accade per gli operatori del 118 nel soccorso stradale).

Esiste poi la possibilità di effettuare il tele-monitoraggio di malati cronici attraverso registrazione e invio di parametri da controllarsi periodicamente (peso, pressione arteriosa, glicemia…) o, ancora, attività educative, di prevenzione e assistenza socio-sanitaria dei soggetti più fragili o anziani. Queste ultime sono le categorie che la tecnologia, con la collaborazione dei caregiver - sanitari o familiari - può maggiormente aiutare superando gli ostacoli di una ridotta mobilità. I benefici, comunque, appaiono evidenti anche nelle situazioni di emergenza o che impongono il confinamento, come quella che stiamo vivendo per la pandemia di COVID19, e potrebbero tradursi anche in riduzione della spesa sanitaria, ad esempio facilitando le dimissioni precoci o l’ospedalizzazione a domicilio.

Quanto di tutto questo è già realtà? La Commissione Europea da anni si è espressa a favore della telemedicina (comunicato COM 2008/689), già fiorente in alcuni Stati dell’UE. In Italia, sono state elaborate linee di indirizzo nazionali, messe in atto in alcune Regioni virtuose: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, Marche, Campania, Sicilia costituiscono attualmente l’Osservatorio nazionale per la mappatura delle attività di telemedicina sul territorio ed hanno avviato progetti-prototipo riguardanti la medicina specialistica, riabilitativa, la dialisi nonché la nascita del fascicolo elettronico.

Purtroppo, per ora, non è stata superata la fase sperimentale ed alcuni provvedimenti, seppur formalizzati, non hanno ancora modificato la sostanza dei fatti (è il caso delle ricette mediche “dematerializzate”, che spesso mantengono il formato cartaceo). Le criticità maggiori sembrano legate all’informatizzazione dei servizi sanitari - oltreché degli utenti - e ad aspetti normativi relativi alla tutela della privacy, alla sicurezza degli strumenti tecnologici, alla remunerazione ed al profilo di responsabilità dei “tele-operatori” sanitari.

Le vicende di oggi, tuttavia, ci ammoniscono che, se non sapremo superare questi ostacoli, la telemedicina rimarrà un’opportunità non colta, un sogno chiuso nel cassetto.

Autore: Marina Valenzano

Marina Valenzano è medico specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo. Attiva particolarmente nell’ambito delle tecnologie per la cura del diabete mellito, attualmente collabora su progetti di ricerca ed assistenziali con il servizio di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo ed il Dipartimento di Scienze Mediche presso la Città della Salute e della Scienza di Torino.

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