Pubblicato il 25/03/13

Impariamo a spendere meno in farmacia

Si fa un gran parlare di ridurre la spesa sanitaria e spesso si finisce col rivolgere la propria attenzione solo alle spese che fanno più notizia come le enormi differenze di prezzo per lo stesso materiale acquistato in due ospedali diversi, oppure le cattedrali nel deserto costate palate di soldi e mai inaugurate o, infine, la nascita ed il mantenimento di reparti fantasma che utilizzano quote importanti di strutture, personale e strumentazione ma che prendono in cura un numero ridicolo di pazienti. Incidere su tutto ciò si deve ma serve l’interevento delle amministrazioni che gestiscono, a vario livello, la Sanità nel nostro Paese. C’è qualcosa, invece, che può fare anche il singolo medico o il singolo cittadino. Dell’eccesso di diagnosi e di trattamento, che oltre a rischiare di danneggiare la salute dell’utente fa certamente lievitare i costi, abbiamo già parlato (http://www.fivehundredwords.it/argument/it-quando-il-troppo-stroppia-troppa-medicina-fa-male). Oggi affrontiamo qualcosa di ancora più semplice: come risparmiare in farmacia. Le statistiche dicono che, rispetto ad altri Paesi europei, tendiamo a spendere molto di più perché utilizziamo molto meno i prodotti più economici ma parimenti efficaci. Non è né giusto né saggio. E, comunque, non possiamo più permettercelo; facciamocene una ragione. QM, il protagonista della nostra vignetta, farà bene a non farsi attrarre dalla pubblicità ed acquistare, fin dove possibile, i farmaci equivalenti. (vt)
Nel 1978 venne introdotto in Italia il brevetto per prodotti farmaceutici, garantendo così per vent’anni l’esclusività dello sfruttamento del nuovo farmaco. Quando il brevetto scade, i farmaci si distinguono in originatori (il prodotto originale con il suo nome di fantasia) e generici (identici al prodotto originale e commercializzati con il nome del principio attivo). Il termine generico” è risultato poco felice perché suggerisce l’idea di un farmaco ad azione generica; con la Legge n.149 del 2005, è stato perciò introdotto il termine di “medicinale equivalente”, rimandando all’idea di un prodotto omologo al farmaco di riferimento.

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Autore/i

  • Paola Tarro

    Paola Tarro è laureata in Farmacia e specialista in Farmacia Ospedaliera e Territoriale. Partecipa ad un progetto di farmacovigilanza presso il PO San Giovanni di Dio e Sant’Isidoro di Giarre (CT), occupandosi della segnalazione di sospette reazioni avverse a farmaci.

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