Pubblicato il 20/05/13

Medici, pazienti e linee guida

Diversi anni addietro, durante un corso di aggiornamento nel quale si cominciavano a discutere le linee guida, un collega mi disse “….confesso di mal sopportare questa novità perché il medico è come il trequartista di una squadra di calcio, deve essere lasciato libero di creare secondo intuito ed inventiva…”. Certo, credo che possa funzionare se sei Messi, che se ne fa Messi degli schemi? Ma se, invece, sei solo un buon mediano di serie C? Leggeremo quanto è importante che i medici abbiano a disposizione linee guida redatte da esperti nel settore, spesso in rappresentanza di autorevoli società scientifiche, pur che abbiano superato i parametri ormai vigenti dal 2001 di AGREE (Appraisal of Guidelines for Research & Evaluation) (http://www.gimbe.org/pagine/569/it/agree-ii). Ciò serve ad affermare una medicina basata sulle evidenze e non sugli umori personali. Ma attenzione, approfittando della loro intrinseca assertività, le linee guida possono diventare veicolo d’informazioni parziali o distorte che mirano ad affermare procedimenti diagnostici e terapeutici dietro cui si annidano interessi personali, non sempre coincidenti con l’obiettivo di una migliore prestazione medica. Magistrale la descrizione di alcuni di questi scenari in “Il malato immaginato” di Marco Bobbio (Einaudi) o più modestamente in http://www.fivehundredwords.it/post/it-industrie-farmaceutiche-e-societ-medico-scientifiche. In definitiva, parlate col vostro medico e accertatevi che segua le linee guida (e se non le segue, cambiatelo). Ma non basta, verificate per quanto possibile che abbia anche senso critico nell’interpretarle e capacità di adattarle al singolo paziente. Insomma, una faticaccia scegliere il medico giusto ma è utile sia per voi che per lui, perché lo aiutate a migliorarsi. (vt)
Mi è capitato diverse volte di cogliere nei colleghi meno giovani che operano in realtà territoriali o ospedaliere periferiche una certa diffidenza nei confronti delle linee guida, talvolta vissute come un invito alla pedissequa attuazione di quanto imposto da altri, seppur autorevoli, colleghi ed una mortificazione delle capacità cliniche individuali. Non è proprio così.

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Autore/i

  • Simona Frontoni

    Simona Frontoni è Ricercatrice in Endocrinologia dell’Università di Roma Tor Vergata e lavora come diabetologa presso l’Ospedale Fatebenefratelli – Isola Tiberina di Roma. E’ coordinatrice per la Società Italiana di Diabetologia degli Standard Italiani per la cura del diabete mellito, redatti in collaborazione con l’Associazione Medici Diabetologi.

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