Pubblicato il 09/03/15

Ricerca uguale ricchezza. Gli altri paesi l’hanno capito e noi?

Il governo Renzi si caratterizza per dinamismo. I campi individuati su cui intervenire per modernizzare l’Italia e farla diventare più competitiva sono tanti ma tra questi non sembra esserci quello della ricerca. Non abbiamo sentito dire all’ottimo Padoan che con la cultura non si mangia (non siamo, per fortuna, alle idiozie tremontiane) ma non abbiamo neanche visto alcun intervento in un settore così determinante. Se non ci sbrighiamo, ci allontaneremo sempre di più dagli altri paesi evoluti e forse anche da quelli che abbiamo dietro ma che hanno cominciato a correre. Qui, bisogna…cambiare verso e pure in fretta. (vt)
“Politici e leader della maggior parte dei paesi del mondo hanno perso completamente i contatti con la realtà della ricerca” - commentava Amaya Moro-Martin, su Nature qualche mese fa - “sembrano non sapere che quanto più la ricerca è forte tanto meglio andrà l’economia” e questo è specialmente vero per i paesi dove la crisi si sente di più. “I politici invece tagliano la ricerca e rendono questi paesi ancora più vulnerabili. In Italia il reclutamento dei ricercatori è calato del 90 percento e di quello che si spende in ricerca fondamentale non è rimasto più nulla”.

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Autore/i

  • Giuseppe Remuzzi
    Giuseppe Remuzzi è Direttore del Dipartimento di Medicina degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordina le attività di ricerca delle sedi di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare. E’ membro del “Gruppo 2003” che annovera gli scienziati italiani più citati dalla letteratura scientifica ed ha ricevuto nel 2007 il “John P. Peters Award”, il più prestigioso premio nel campo della nefrologia internazionale. E’ Commendatore della Repubblica per meriti scientifici ed editorialista del Corriere della Sera.

Letture consigliate

"Perché ci ribelliamo"
di Victor Montori, pubblicato in Italia dal Pensiero Scientifico Editore.

Ho assistito ad un seminario di Montori in Sapienza. Rigoroso e guidato dai dati come deve essere uno scienziato serio ma anche capace di avere un’idea non allineata sull'interpretazione degli studi clinici e sul loro riflesso nella pratica clinica. E, soprattutto, completamente scevro per scelta radicale, da possibili conflitti di interessi. Del tutto inusuale e quindi...interessante da ascoltare e da leggere. (vt)

Conflitti d'interesse e salute
Come industrie e istituzioni condizionano le scelte del medico

La salute è un bene primario ed è, perciò, inevitabile che vi si concentrino grossi interessi economici e il rischio di conflitti d’interesse. E’ quindi irrinunciabile che ognuno di noi sia bene informato così da poter dire la propria come cittadino e, quando capita, come paziente o parente di paziente. Benvenuto quindi a questo libro. (vt)



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