Ancora sulle ondate di calore e su come proteggerci.

I pazienti anziani (e i fragili più in generale), sono molto più esposti ai danni del riscaldamento globale del pianeta sulla nostra salute, soprattutto quando assumono molti farmaci (prevalentemente diuretici, antipertensivi, sedativi, antidepressivi, antistaminici e i “protettori della mucosa gastrica”, quasi sempre associati ad altri trattamenti). Purtroppo, non sempre gli operatori sanitari posseggono le specifiche competenze per ricercare ed individuare i disturbi legati all’eccessiva temperatura e ancor meno conoscono gli approcci migliori per mitigarne l’effetto.

In realtà, sarebbe necessario che, prima dell’arrivo della stagione calda e soprattutto in occasione delle ondate di caldo (che sono discretamente prevedibili), le autorità sanitarie garantissero la presa in carico di pazienti anziani e fragili, mediante controlli clinici preventivi con lo scopo di rivedere ed eventualmente modificare le terapie in corso e la loro modalità di assunzione.

Durante tali controlli, inoltre, i pazienti dovrebbero essere aggiornati su alcune semplici misure che, in assenza della disponibilità di aria condizionata (la misura certamente più efficace che tuttavia aumenta essa stessa il surriscaldamento del pianeta, contribuendo al 3% della CO2 emessa per produrre energia) sono molto utili per ridurre l'impatto negativo delle ondate di caldo sulla nostra salute e che qui, brevemente, riportiamo.
- Indossare pochi abiti di cotone leggero, che lascino scoperte diverse parti del corpo (maniche corte, pantaloncini, calzini corti, scarpe aperte, etc).
- Imbibire gli abiti di acqua, soprattutto a coprire il torso.
- Applicare periodicamente sulla nuca o sul petto asciugamani imbottiti di cubetti di ghiaccio.
- Immergere periodicamente in acqua alla temperatura di circa 20°C almeno i piedi (meglio se parti più estese del corpo).
- Bere molto acqua.
- Monitorare la propria idratazione sulla base del volume delle urine (meno si urina, più si è disidratati) e del loro colore (le urine scure sono un segno di disidratazione).
- All’interno usare i ventilatori (che, ricordiamolo, consumano 10-50 volte meno dei condizionatori) ma solo fino ad una temperatura di 35°C (o 37-38° C in caso di tassi di umidità superiore al 50%). Oltre questa temperatura i ventilatori sono controproducenti, soprattutto nei soggetti oltre i 65 anni d’età nei quali la sudorazione è ridotta, tranne che non si indossino vestiti imbibiti di acqua (vedi sopra). Usare i deumidificatori, che però sono poco performanti in condizioni di caldo umido, quando più servirebbero.
- All’esterno stare sempre all’ombra e quando possibile utilizzare i nebulizzatori (nelle RSA, per esempio).
- Ridurre al minimo l’attività fisica anche domestica.
- Controllare il meteo e organizzare le proprie attività (anche quelle di routine, come fare la spesa, fare shopping, andare in visita da parenti o amici) di conseguenza, evitandole quanto più possibile quando sono attese temperature molto elevate e nelle ore più calde della giornata.

Come si comprende, sono quasi tutti espedienti di facile attuazione. Il sistema sanitario dovrebbe informare la popolazione, soprattutto quella più a rischio, tramite puntuali campagne d’informazione. Ma d’altra parte anche il cittadino deve farsi parte attiva sia nel suo personale interesse sia per contribuire a proteggere la collettività di cui fa parte.

Autore: Vincenzo Trischitta

 
 

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica e l’epidemiologia del diabete e delle sue complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo. E’ tra i fondatori, nel 2019, del Patto Trasversale per la Scienza. Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

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