Clima e malattie – La salute della Terra condiziona la salute dell’umanita'.

Il corposo documento di Lancet dello scorso mese di novembre sul rapporto fra clima e malattie monitora l’impatto sulla salute delle modificazioni climatiche e i risultati fin qui ottenuti, rispetto agli impegni assunti da 196 Stati nell’accordo di Parigi del 2015. Qui riportiamo solo alcune informazioni su quali saranno le conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici cui stiamo assistendo quasi inerti. Lo facciamo nella convinzione che mentre “come intervenire” è compito di addetti ai lavori e studiosi, “conoscere le conseguenze nefaste sulla nostra salute” è utile per tutti. Serve una base minima di conoscenza perché la gente, tutta, possa fare pressione sui propri rappresentati spingendoli ad agire, abbondonando atteggiamenti poco attivi che caratterizzano gran parte della politica mondiale, quando addirittura non si osservano atteggiamenti attivamente ostativi, come nel caso degli US e della Cina.

Il report, che vede coinvolti centri di eccellenza accademica (scienziati del clima, di biomedicina, dei trasporti, economisti, etc.) e agenzie ONU di tutti i continenti, si concentra specificamente su alcune decine d’indicatori che fanno riferimento ad elementi centrali del rapporto fra modifiche climatiche e salute dell’umanità, come l’impatto chiaramente negativo, la nostra capacità di resilienza e gli aspetti economici, politici ed organizzativi da mettere in campo per ridurre i danni.

In sintesi:

Un bambino che nasce oggi vivrà in un mondo 4 °C più caldo rispetto all’era preindustriale. Ciò condizionerà la sua salute durante tutto l’arco della vita. L’aumento della temperatura comporterà un aumento dei casi di denutrizione, diarree e febbre dengue (una febbre virale, trasmessa dalla zanzara), tutti rischi che in condizioni di fragilità e scarsa protezione sociale possono essere letali. Più avanti, raggiunta l’adolescenza, il massimo rischio è rappresentato dall’inquinamento dell’aria che mette a rischio la funzione di tutti gli organi vitali, con particolare riferimento ai polmoni che già oggi causa più di 7 milioni di morti all’anno. Gli individui della terza età sono invece i più esposti alle ondate di caldo, cui a volte non riescono a sopravvivere per cause cardiocircolatorie. Negli ultimi 30 anni i soggetti esposti ad ondate eccezionali di caldo sono costantemente aumentati, raggiungendo nel 2018 il numero di 220 milioni. Infine, per quanto sia difficile calcolare con precisione il numero delle persone che ne saranno vittime, l’aumento della temperatura e dell’inquinamento, produrranno inevitabilmente povertà, migrazioni, guerre e malattie mentali. Ovviamente, in tutti questi casi, gli individui più esposti saranno quelli delle zone povere del mondo e, in Occidente, quelli degli strati sociali meno protetti. Due sono le opzioni in campo: una che vede nel solo sviluppo economico la stella polare e che, è ragionevole ipotizzare, produrrà gli effetti sopra accennati e l’altra che invece prevede interventi rapidi e determinati, molto di più di quanto fatto oggi per ridisegnare il futuro dell’umanità. E la cosa interessante è che tutti gli indicatori economici suggeriscono che a fronte d’investimenti massicci che potrebbero necessitare addirittura qualcosa come il 5% del PIL mondiale, si avrebbe un ritorno economico favorevole, anche grazie ai risparmi per spese sanitarie.

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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