Come stiamo? Notizie dal mondo sulla nostra salute - 1

L’ultimo report del GBD (Global Burden of Diseases), pubblicato pochi mesi addietro sul Lancet, riporta i dati riguardanti le aspettative di vita e il rischio delle maggiori patologie nel periodo 1996-2016 in quasi 200 paesi. Il dato da cui partire è che nel 2016 ci sono stati 129 milioni di nascite e 55 milioni di morti. Ulteriore evidenza che la popolazione mondiale continua a crescere. La buona notizia è che, nelle ultime cinque decadi, il tasso di mortalità decresce in tutti i gruppi d’età considerati nello studio. Per esempio, nel 2016 per la prima volta il numero di bambini morti entro i cinque anni d’età è sceso sotto la soglia dei 5 milioni. Il dato è terribile ma è migliore di quello del 2015 che ha registrato quasi 6 milioni di morti (dato Organizzazione Mondiale della Sanità, WHO).

Altra buona notizia è che si riduce il numero complessivo di morti per malattie infettive (communicable diseases, CD, in Inglese) con tubercolosi (1,2 milioni), AIDS (1 milione) e malaria (0,72 milioni) che mietono più vittime. Come atteso, le CD sono particolarmente diffuse in Africa e per quanto riguarda la tubercolosi, anche nel Sud Est Asiatico (dato WHO). Tra le brutte notizie c’è quella della mortalità da parto, con ancora 230.000 donne decedute nel 2016, pari a più dello 0,2% di tutte le gravidanze con bambini nati vivi. Il WHO, che fornisce cifre simili per il 2015, c’informa che la gran parte di questi decessi occorre in Africa e nel Sud Est Asiatico, regioni dove più del 40% dei parti avviene senza l’aiuto di ostetrici o ginecologi. Grosse disparità dell’assistenza al parto e dei rischi connessi si osservano all’interno di ogni singolo paese (anche quelli sviluppati) e sono direttamente correlate allo stato socio-economico. L’obiettivo WHO di ridurre di un terzo queste morti entro il 2030 è lontano.

Ma le vere brutte notizie vengano dalle malattie non trasmissibili (non-communicable diseases, NCD) che nel 2016 hanno causato ben il 72% di tutte le morti, per un totale di 39,5 milioni di eventi. Tra le NCD più importanti l’infarto del miocardio e il diabete e per entrambe le prospettive non sono incoraggianti. Dal 2006 le morti per infarto del miocardio sono aumentale del 19% e quelle per diabete del 31%. Tra le NCD che destano preoccupazione, c’è anche la depressione maggiore, stabilmente entro le prime dieci cause di malattia nella quasi totalità dei paesi analizzati. Permangono gravi diseguaglianze in funzione della ricchezza e del grado di sviluppo d’ogni singolo paese, indicato dall’indice di sviluppo sociodemografico (SDI). Nei paesi dove SDI è più basso, sono maggiori gli anni di vita vissuti in malattia. Infine, l’editoriale del Lancet a commento dello studio suggerisce d’aggiungere nei futuri report GBD la valutazione di come la salute del pianeta (dipendente da biodiversità, cambiamenti climatici e mantenimento degli ecosistemi) influenzi la salute dell’umanità.

Speriamo che documenti come questi che qui riportiamo in sintesi siano letti e utilizzati dai decisori politici e amministrativi che governano la sanità nei vari paesi del mondo.

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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