E-cigarettes: si o no?

Dal 2005 l’industria delle sigarette elettroniche (e-cigarettes) è cresciuta a dismisura ed oggi fa affari in USA per 3 miliardi di dollari con ben 446 marche diverse, un mercato in cui l'industria del tabacco sta assumendo una sempre maggiore partecipazione. E’ questa la maggiore preoccupazione dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS) che, in preparazione in un meeting che si terrà a Mosca in ottobre, ha emesso - lo scorso 26 agosto - un comunicato molto forte che non ha mancato di suscitare diverse reazioni (http://apps.who.int/gb/fctc/PDF/cop6/FCTC_COP6_10-en.pdf?ua=1).

Tra le diverse raccomandazioni dell’OMS ci sembrano di particolare importanza quelle che riguardano il rischio per i giovani. L’OMS si raccomanda di vietare la produzione di e-cigarettes al sapore di frutta o alcolici fino a quando non fosse provato che questi stratagemmi non attraggono giovani ed adolescenti, favorendone la consuetudine al fumo che poi rischia di indirizzarli verso le sigarette tradizionali. Altri punti rilevanti sono il divieto di pubblicità ingannevole, per esempio quando si dichiara che le e-cigarettes producono solo vapore acqueo (in effetti, l’aerosol prodotto è ricco di sostanze tossiche, nicotina e particelle dannose per la funzione respiratoria) e conseguentemente la proibizione del loro uso in locali pubblici e di lavoro. Ancora, l’OMS si raccomanda di proibire le indicazioni positive sulla salute che non sono supportate da prove scientifiche. Prima fra tutte quella che le e-cigarettes aiuterebbero a smettere di fumare; nel timore che ciò possa distogliere i fumatori che volessero provare a smettere dall’uso di strategie che, invece, sono certamente efficaci. Infine, l’OMS manifesta particolare preoccupazione che la lotta al fumo sia difesa da interessi commerciali di parte, con particolare riferimento a quelli dell’industria del tabacco.

Sembrerebbe tutto chiaro e condivisibile. Ed invece no, come spesso accade il mondo scientifico si divide e dibatte. Su Nature, Daniel Sarewitz invita a fare usare le e-cigarettes per poterne studiare l’effetto nel giro di pochi anni (http://www.nature.com/news/allow-use-of-electronic-cigarettes-to-assess-risk-1.15766). In Italia, Umberto Veronesi ha criticato l’OMS affermando che “c'è una sproporzione enorme tra un'ipotesi di rischio collaterale (delle e-cigarettes) e la certezza di provocare un cancro del polmone” (delle sigarette tradizionali). Veronesi, inoltre, avanza il sospetto che le e-cigarettes siano invise alle multinazionali del tabacco. Ma su questo punto non concorda Walter Ricciardi, dell’Istituto Superiore di Sanità, che d’accordo con l'OMS, indica come con sempre maggiore evidenza le multinazionali del tabacco stiano aggiungendo le e-cigarettes fra i prodotti da esse commercializzati, anche cercando di acquisire imprese specializzate nella loro produzione.

Il dibattito è accesso ed è salutare nel portare all’attenzione del pubblico laico la rilevanza del problema. Gli scienziati sanno bene che la definizione di un fenomeno biologico o clinico di rado è totalmente esatta e, comunque, mai…”per sempre”. E che il proseguire degli studi, in questo specifico caso proprio agli albori, può modificare le conoscenze precedenti. E’, quindi, importante coltivare l’esercizio del dubbio e il piacere del confronto, anche di fronte al disaccordo. Nell’attesa che il Parlamento, possibilmente aiutato dagli esperti, legiferi per non lasciar proliferare una giungla di comportamenti.

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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