Il diabete oggi in Italia. Sicuri che stiamo facendo tutto cio' che serve?

Introduzione

 
 

 
ll diabete è identificato dalla OMS come una emergenza medica mondiale. Mostro spesso alcune diapositive della stessa OMS che nel 2005 prevedeva per il 2030 la presenza in tutto il mondo di 360 milioni di pazienti diabetici. Clamoroso errore, visto che oggi siamo già a mezzo miliardo ed il trend è in continuo aumento. Ed in Italia come stiamo messi? Per rispondere ricorriamo, almeno in parte, ad un recente studio pubblicato sotto l’egida della Società Italiana di Diabetologia.

 
In Italia nel 2018 i pazienti diabetici rappresentano circa il 6% della popolazione. I due terzi di essi hanno più di 65 anni e visto l’allungamento della vita media è previsto che questa percentuale possa ulteriormente salire nel corso dei prossimi anni. I pazienti diabetici soffrono di altre malattie più della popolazione non diabetica della stessa età. E non solo di quelle che rappresentano le ben note complicanze del diabete (malattia cardiovascolare e renale, retinopatia ed ulcere agli arti inferiori con rischio di amputazione). Ma anche di altre malattie, tutte piuttosto comuni, come alcuni tipi di cancro, malattie infettive e malattie neurodegenerative, come le demenze.

Ne consegue che oltre ai costi personali pagati dai pazienti e dai loro familiari, il diabete incide parecchio anche sul versante economico con un costo annuo per ogni paziente di oltre € 2.800 contro i circa € 1.300 dei non diabetici della stessa età. I costi diretti del diabete assommano a più di 10 miliardi di euro/anno, pari a circa il 10% del costo oggi sostenuto dal SSN. Sono tutte cifre errate in difetto sia per la concreta possibilità che i pazienti diabetici siano più di quelli identificabili con gli attuali strumenti epidemiologici e sia, soprattutto, per altri costi difficilmente quantificabili (spese private, perdita di ore di lavoro di pazienti e parenti che li assistono, etc).

Che fare? Per la prevenzione, ed in parte anche per la cura del diabete e delle sue complicanze, soprattutto di quello denominato tipo 2 (quello degli adulti in sovrappeso che interessa più del 90% di tutti i pazienti diabetici), sono arcinoti gli effetti positivi di un salutare stile di vita che prevede lotta al fumo, alla sedentarietà (anche pochi minuti al giorno di attività fisica moderata, come camminare, sono efficaci) ed al sovrappeso (mangiamo quasi tutti più di quello che serve) ma anche una migliore qualità nella dieta (meno carne, salumi, sale e dolci e bevande zuccherate, più legumi, verdure ed olio d’oliva).

Ora, visti i costi attuali che rischiano di diventare insostenibili a causa dell’invecchiamento della popolazione, non sarebbe il caso di investire in una radicale campagna di prevenzione che preveda, certo, l’informazione della popolazione e la formazione degli operatori del settore ma che passi anche dall’uso di leve fiscali che facilitino comportamenti virtuosi? Non si possono detassare palestre e prodotti utili a perseguire una vita fisicamente attiva? Non si può detassare la produzione di cibi di origine vegetale, magari aumentando la tassazione di cibi particolarmente dannosi come la carne rossa in scatola, i salumi, gli insaccati e tutti quelli con alto contenuto di sale, per non parlare delle sigarette?

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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