La Coca Cola e' interessata a combattere l’obesita' ? Ma dai!

La battaglia contro l’obesità, per l’enorme numero di pazienti, per gli importanti riflessi sanitari e perché tocca uno dei bisogni inalienabili della nostra specie (quello di cibarsi e del trarne soddisfazione), è molto appetibile per le industrie alimentari e farmaceutiche. E’, quindi, importante che si vigili attentamente perché questei legittimi interessi non entrino in conflitto con gli interessi generali.

La letteratura scientifica ha chiaramente dimostrato come il mezzo più efficace per perdere peso è rappresentato dalla riduzione dell’introito calorico (mangiare meno) accompagnata da un aumento dell’attività fisica, che riduce il rischio di perdere massa muscolare durante il dimagramento e migliora la salute metabolica e cardiovascolare. I due interventi non dovrebbero essere mai disgiunti. L’intervento combinato è efficace e privo di effetti collaterali. Al contrario, l’uso degli attuali farmaci anti-obesità, che può essere di qualche modesto aiuto, non ha rapporti costi-benefici sempre favorevoli. E tanto dovrebbe bastare.

E, invece, è in corso il tentativo di alterare la percezione di queste semplici e basilari conoscenze affermando che non è importante quante calorie si mangino, ma quante se ne consumano, grazie all’attività fisica. E chi lo dice? Un gruppo di eminenti scienziati, riuniti nel Global Energy Balance Network (GEBN), sponsorizzato dalla…Coca Cola! Il messaggio che GEBN vuol far passare è che si possa pure mangiare molto e qualunque cosa purché il bilancio netto energetico sia sotto controllo grazie all’aumentata attività fisica. E tutto questo mentre ci sono evidenze chiare che l’utilizzo di bevande zuccherate è associato a disturbi metabolici e cardiovascolari, anche in soggetti non obesi e fisicamente attivi. 

La tecnica di disinformazione è nota e ricorda quella delle industrie di tabacco: assoldare scienziati compiacenti e utilizzarli come “mercanti del dubbio”. Nel caso specifico si tratta di distogliere l’attenzione verso la quantità di calorie introdotte come zuccheri semplici, oggetto di una lunga battaglia pluridecennale negli USA che comincia ad avere un qualche successo tanto da portare a una riduzione del consumo di bevande zuccherate pari al 12% negli ultimi dieci anni. Siamo in malafede a pensare che questo successo sia troppo clamoroso perché la Coca Cola non decidesse di muoversi? E sono eccessive le preoccupazioni sulla reale indipendenza degli scienziati del GDBN, sponsorizzati da Coca Cola con diversi milioni di dollari per effettuare studi su come combattere l’obesità? Non parrebbe, visto che un recente articolo di PLoS Medicine riporta chiaramente come gli studi condotti grazie alla sponsorizzazione di Coca-Cola, PepsiCo ed affiliati, offrono conclusioni opposte rispetto agli studi non sponsorizzati che puntano chiaramente il dito contro le bevande zuccherate come elemento di rischio per l’obesità (http://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1001578).

Non c’è spazio per occuparsene adeguatamente, ma la stessa faccenda sta prendendo piede con i nuovi farmaci anti-obesità che a breve dovrebbero entrare in commercio; tanto che si legge di noti studiosi nostrani che, per lanciarne la volata, sentenzierebbero: “Ordinare a un obeso di perdere peso (con la sola dieta; ndr) equivale a chiedere a un malato di Parkinson di non tremare. Inutile e controproducente” (Repubblica, 15.9.2015). Speriamo che i giornalisti abbiano capito male!

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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