Riscaldamento globale, cambiamenti climatici e salute mentale. Attenzione ai giovani!

Introduzione

 

La concentrazione globale di anidride carbonica nell’atmosfera è la maggiore degli ultimi 3 milioni di anni e la temperatura è la più alta mai registrata. Tutto ciò danneggia la salute dell’umanità per cause dirette e indirette. Le prime sono legate al danno organico da inquinamento o ai disastri naturali causate dalle modifiche del clima (uragani, ondate di caldo, incendi e inondazioni). Le cause indirette sono generalmente legate alla povertà secondaria al riscaldamento globale che contribuisce sia a peggiorare le performance dei sistemi sanitari nazionali sia ad innescare instabilità politica e focolai di guerre (uno studio, https://www.nature.com/articles/s41586-019-1300-6, predice che potremmo osservare nel futuro un incremento di circa il 25% delle guerre a causa del riscaldamento globale e la carenza di acqua). Tra i danni indiretti causati dai cambiamenti climatici ci sono quelli che interessano la salute mentale, con incremento di ansia (ormai ben nota e definita in Inglese come “eco-anxiety” oppure “climate anxiety”), stress post-traumatico e addirittura depressione.

L’ansia si manifesta soprattutto sotto forma di attacchi di panico e pensieri ossessivi mentre lo stress post-traumatico predispone all’uso di sostanze stupefacenti. Serve molta ricerca per capire meglio i meccanismi che innescano questi disturbi mentali e soprattutto come sviluppare approcci terapeutici per difendersene (https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(20)30223-0/fulltext).

E la ricerca serve soprattutto sui giovani dai 14 ai 24 anni poiché esistono dati che suggeriscono come lo stress cronico in età giovanile induce modifiche permanenti nella struttura cerebrale con maggiore predisposizione a psicopatologie nell’età adulta. I giovani sono evidentemente preoccupati dei cambiamenti climatici e ansiosi per il loro futuro, come il fenomeno Greta Thunberg e altri che lo hanno seguito dimostrano. Nel solo mese di marzo del 2019 più di un milione e mezzo di studenti ha protestato in tutto il mondo reclamando politiche per combattere i cambiamenti climatici e manifestazioni imponenti si sono poi succedute fino a prima della pandemia di COVID-19. Ed hanno ragione ad essere preoccupati perché per evitare che la temperatura del pianeta aumenti di 2 °C (limite oltre il quale è previsto un ulteriore aggravamento dei disastri naturali), ognuno dei nostri giovani dovrà emettere CO2 8 volte in meno di quanto non abbiano fatto i suoi nonni!

I giovani sono il futuro ed in loro dobbiamo riporre la nostra speranza di un mondo migliore. Proteggerli è un imperativo etico per garantire il loro benessere e anche in prospettiva la sopravvivenza della nostra specie. E bisogna decidere di farlo senza avere nulla in cambio, perché non avremo certamente il tempo per godere dei risultati del nostro impegno e probabilmente neanche la gratitudine a posteriori di chi invece potrà goderne. Insomma, si tratta di farsi guidare dall’etica della lungimiranza. Ce la faremo?

Autore: Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.


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