Pubblicato il 25/03/20

COVID-19 e mancata protezione degli operatori sanitari: un boomerang letale

Li chiamiamo eroi, i nostri professionisti sanitari (medici, infermieri, farmacisti, etc.). Li applaudiamo dalle finestre, qualcuno li propone per il Nobel per la pace ma poi non siamo riusciti a proteggerli dal COVID-19. Nessuno si scorda che mancava l'esperienza per contrastare adeguatamente una valanga del genere ma si chiede che quanto accaduto insegni qualcosa per il futuro. La nota di oggi si riferisce soprattutto alla carenza dei dispositivi di protezione e all’esecuzione dei tamponi, ma si potrebbero aggiungere anche altre considerazioni sull’aiuto che in occasioni come queste si dovrebbe garantire ai professionisti sanitari, come supporto psicologico, alloggi temporanei, facilitazioni negli spostamenti e negli approvvigionamenti di beni di prima necessità, aiuto nella gestione di parenti malati o non indipendenti e tanto altro ancora. Ricordiamocelo per esser pronti per una prossima volta. (vt)
In Italia al 24 marzo 2020 5.760 professionisti sanitari avevano contratto un’infezione da coronavirus, pari all’8,3% del totale delle persone contagiate, una percentuale nettamente superiore alla in Cina (3,8%). I numeri dimostrano che paghiamo il prezzo dell’impreparazione organizzativa all’emergenza con assenza di raccomandazioni nazionali, carenza di dispositivi di protezione individuale (DPI), mancata esecuzione sistematica dei tamponi agli operatori sanitari e, infine, mancata formazione dei professionisti sanitari e informazione alla popolazione.

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Autore/i

  • Nino Cartabellotta

    Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

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