Pubblicato il 17/03/14

Gli scienziati sono sessisti

La rivista Nature lo scorso anno in prossimità della giornata della donna puntò il dito contro il sessismo degli scienziati negli Stati Uniti d’America. Chissà se quest’anno ci aggiornerà su auspicabili miglioramenti intervenuti negli ultimi 12 mesi. Improbabile. E se questo è quanto accade nelle zone più ricche e colte del mondo in un ambiente elitario di accademici, ricercatori ed intellettuali, che fa della razionalità la sua ragion d’essere, stiamo messi proprio male. (vt)
Viviamo in una società sessista, caratterizzata dal dramma dei femminicidi, discriminazioni quotidiane nel mondo del lavoro, uso commerciale del corpo della donna e chi più ne ha più ne metta. Quando qualche mese addietro Laura Boldrini si congratulò con la RAI per aver deciso di non mandare in onda Miss Italia, si alzò un coro di avvocati improvvisati per negare che lo storico concorso, vanto della nostra cultura pop (!), possa ledere la dignità della donna. E, forse per sopravvivere al moto di desolazione che ci assale, ci rifugiamo nella convinzione che questi sono i tipici problemi di un Paese provinciale come l’Italia in cui, storicamente, il rapporto fra sessi non è paritario, e di un ambiente, quello televisivo, poco attento a certe problematiche. Tutto vero, purtroppo. Ma attenzione a non pensare che altrove la situazione sia del tutto diversa. Ne è la prova cosa accade nei migliori laboratori di scienza biomedica al mondo.

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Autore/i

  • Vincenzo Trischitta
     
     

    Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica e l’epidemiologia del diabete e delle sue complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo. E’ tra i fondatori, nel 2019, del Patto Trasversale per la Scienza. Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

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