Pubblicato il 30/09/13

I poveri non mangiano meno, mangiano peggio

Pur se molto brevemente, abbiamo già affrontato questo argomento presentando, nella sezione “Ultimissime”, uno studio, eseguito nel Molise, che dimostra come l’aderenza alla dieta mediterranea si riduce mano a mano che il reddito individuale peggiora (http://www.fivehundredwords.it/ultimissime/it-la-dieta-mediterranea-fa-bene-ma-i-poveri-non-possono-permettersela). Qui lo riprendiamo con l’aiuto degli autori che ci spiegano che la nostra ottima dieta, nota per essere stata storicamente utilizzata dai poveri e dai contadini, è diventata costosa se paragonata al cosiddetto junk food (cibo spazzatura) di provenienza anglosassone, scadente da un punto di vista nutrizionale e pure ipercalorico. Ci siamo finalmente adeguati agli Stati Uniti d’America, dove Neri, Ispano-Americani e poveri in generale, mangiano peggio e sono maggiormente obesi, rischiando di più di ammalarsi di diabete, malattie cardiovascolari e tumori! Queste odiose discriminazioni sociali possono essere combattute, facilitando l’accesso di cibo sano anche agli strati meno abbienti della popolazione. Oltre che giusta, una politica così concepita sarebbe anche economicamente vantaggiosa, ottenendo, tramite la prevenzione di molte malattie croniche, una verosimile riduzione dei costi sanitari. (vt)
Meno pesce, meno olio d’oliva, meno frutta. È tutto al negativo il trend che scandisce la spesa degli italiani in questo 2013, il punto più basso toccato dal carrello dei nostri connazionali. Alla sbarra, ormai, un solo imputato, la crisi economica. Che non solo fa registrare i dati di disoccupazione più allarmanti degli ultimi decenni, mettendo a dura prova nervi e famiglie, ma fa anche crescere pericolosamente il girovita degli italiani. Sì, perché quando il portafoglio si assottiglia, ad aumentare non sono i buchi della cintura, al contrario di quanto si possa credere.

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Autore/i

  • Marialaura Bonaccio
    Giornalista pubblicista e ricercatrice,laureata in filosofia. È impegnata in progetti di ricerca presso il Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli sul rapporto tra esposizione mediatica, fattori socioeconomici e stato di salute. Ha all’attivo numerose pubblicazioni scientifiche e collaborazioni giornalistiche con riviste specializzate. Nel suo curriculum ci sono anche esperienze internazionali relative alla comunicazione e alla divulgazione al pubblico di progetti scientifici finanziati dalla Comunità europea.
  • Giovanni de Gaetano
    Medico e ricercatore, tra i fondatori e primo direttore del “Mario Negri Sud”, in Abruzzo, e dei Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso. Attualmente è responsabile del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli. Il Dipartimento è impegnato in studi sperimentali e di popolazione, tra cui il ben noto Progetto Moli-sani (www.molisani.org), condotto su 25 mila residenti della regione per indagare sui rapporti tra genetica e ambiente nello sviluppo delle malattie cardiovascolari e dei tumori, con particolare attenzione verso l’alimentazione.

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Si parla di scienza in generale e non solo di virus. E si parla anche della vita di un uomo che, certo, è uno scienziato, ma non solo. E qui e lì compaiono le vite di altri uomini, pazienti, medici, ricercatori. Storie interessanti e ben descritte che hanno riempito piacevolmente buona parte di un lungo viaggio di trasferimento. (vt)

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