Pubblicato il 04/02/19

Fondi sanitari: integrativi di nome, sostitutivi di fatto

Abbiamo già affrontato il tema della sanità integrativa (http://www.fivehundredwords.it/argument/it-il-mantra-della-sanita-integrativa-vera-necessita-o-sapiente-strategia-di-marketing). Ma conviene tornarci perché la situazione resta critica tanto da essere inserita in un rapporto della Fondazione GIMBE tra gli elementi principali che mettono a rischio la sopravvivenza del nostro SSN, almeno nella sua accezione universalistica. Volentieri pubblichiamo la nota di oggi che riprende gli elementi essenziali del rapporto GIMBE nell’idea che conoscere e capire sia l’unica strada per difendersi dal consumismo sanitario, dall’eccesso di medicalizzazione e dallo sperpero di danaro che una politica distratta e un mondo dell’impresa per lo meno cinico concorrono a sostenere. (vt)
Negli ultimi anni si è progressivamente fatta largo l’idea che il cosiddetto “secondo pilastro” – generato da un complicato intreccio tra fondi sanitari, assicurazioni e welfare aziendale – sia l’unica soluzione per garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La Fondazione GIMBE, invece, ha incluso l’espansione incontrollata del secondo pilastro tra le macro-determinanti della crisi di sostenibilità del SSN.

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Autore/i

  • Nino Cartabellotta

    Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

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