E' stato pubblicato il 05/02/18

Genetica e medicina di precisione: si puo' migliorare il futuro studiando la nostra “storia biologica”?

Negli USA gli effetti collaterali dei farmaci rappresentano uno dei principali motivi di ricovero ospedaliero. Sarebbe bello sapere chi è maggiormente a rischio di sviluppare effetti collaterali durante il trattamento di un dato farmaco così da evitarne la somministrazione. Ma anche con gli effetti benefici dei farmaci, non va meglio. Infatti, l’efficacia dei vari farmaci varia da paziente a paziente; lo stesso farmaco può essere molto efficace in un paziente e poco efficace, o del tutto inefficace, in un altro. Bel problema, perché i medici oggi non possono che prendere decisioni sulla base degli effetti medi. Ma la media di un fenomeno è quel concetto per cui se Giovanni ha mangiato due polli e Francesco nessuno, si dice che, in media, si è consumato un pollo a persona; ma Giovanni è satollo e Francesco…muore di fame. Insomma, ci vorrebbe molta più precisione nel determinare l’efficacia e gli effetti collaterali dei farmaci. Ed ecco che, a poco a poco, si fa strada la “medicina di precisione”.
Mario Luca Morieri

Mario Luca Morieri è medico specialista in Medicina Interna. Ha lavorato come ricercatore al Joslin Diabetes Center – Harvard Medical School di Boston, dove si è prevalentemente occupato di studi di genetica e farmacogenomica in ambito di prevenzione cardiovascolare. Attualmente è assegnista di ricerca presso l’Università di Ferrara ed è membro del coordinamento giovani ricercatori della Società Italiana per lo Studio della Aterosclerosi.

E' stato pubblicato il 08/01/18

Cannabis per il dolore cronico: tante speranze, poche evidenze

Purtroppo continua ad accadere. Si emanano leggi e relative circolari esplicative su aspetti sanitari (prescrizioni diagnostiche, utilizzo di farmaci, etc.) non precedute da un attento studio dei dati disponibili in letteratura e, in ultima analisi, senza evidentemente chiedere il supporto di scienziati e metodologi che siano realmente in grado di dire una parola solida sullo stato dell’attuale conoscenza. Siamo convinti dell’utilità di applicare il rigoroso metodo scientifico a decisioni politiche e gestioni amministrative che, in generale, impattano su molti campi dell’organizzazione sociale e sulla nostra vita quotidiana e forse chiediamo troppo. Ma possiamo almeno sperare che il sogno si avveri su aspetti che riguardano la nostra salute?
Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 04/12/17

Come stiamo? Notizie dal mondo sulla nostra salute - 1

Come evolve lo stato di salute dell’umanità? Negli ultimi mesi diverse organizzazioni hanno prodotto documenti che affrontano il tema, pur se da diversi punti di vista. Abbiamo informazioni dal Global Burden of Diseases (GBD), uno studio sullo stato di salute del mondo che coinvolge più di 700 scienziati e istituzioni di quasi tutti paesi del mondo. Ha pubblicato un report l’Organizzazione Mondiale della Sanità (in Inglese, WHO) e infine anche l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha prodotto un documento relativo ai paesi membri. Ne approfittiamo per portare all’attenzione dei lettori di 500WORDS le notizie di maggiore interesse generale, mediante una miniserie di tre note che pubblicheremo nei prossimi mesi. Quella odierna, la prima, è prevalentemente basata sul report del GBD di cui abbiamo già pubblicato un precedente resoconto (http://www.fivehundredwords.it/post/it-la-salute-nel-mondo).
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 20/11/17

Le Cure Palliative

La medicina si evolve. Spesso ciò accade grazie a nuove tecnologie diagnostiche o terapeutiche; altre volte, più semplicemente, utilizzando il buon senso e arricchendolo con robuste evidenze, ottenute tramite l’applicazione rigorosa del metodo scientifico. L’attenzione a evitare eccessi diagnostici, il tentativo di ridurre il volume di prescrizione terapeutica, la scelta di terapie che a parità di efficacia siano le meno costose, sono tutti aspetti di un’evoluzione positiva della medicina dei nostri tempi di cui abbiamo già parlato. Oggi portiamo alla vostra attenzione, una sanità che si evolve nella sua capacità di prendere in carico non la malattia ma il malato nella sua complessità di paziente che soffre, membro di una famiglia in ansia, individuo sociale con tutte le specifiche aspettative che lo caratterizzano. E le cure palliative rappresentano proprio la quint’essenza di una visione olistica della medicina.
Marco Colotto

Marco Colotto è medico specialista in Medicina Interna e in Igiene e Medicina Preventiva.
Ha lavorato per anni nella medicina di urgenza e nella prevenzione cardiovascolare presso il Policlinico Umberto I di Roma e oggi prosegue l’attività clinica come libero professionista. Cura progetti di ricerca sul management dei servizi sanitari e sui percorsi integrati di cura, con particolare riferimento alla medicina domiciliare e palliativa.
E’ docente di Igiene presso l’Università Cattolica e membro del Comitato di Bioetica presso Antea, onlus pioniera dei servizi di cure palliative nel Lazio e in altre regioni italiane.

E' stato pubblicato il 30/10/17

Sono il….Conte Dracula. Mamma che paura!

Spesso la realtà supera di gran lunga la più fervida delle immaginazioni. Stavolta, non proprio ma quasi. Non perché la realtà non sia intrigante ma perché in questo specifico caso l’immaginazione è stata davvero tanta! Ma la scienza non demorde e cerca oggi e cerca domani, quasi ci siamo. Scoperte le verosimili basi genetiche del…Conte Dracula.
Maurizio Margaglione

Maurizio Margaglione, medico ricercatore, insegna Genetica Medica presso l’Università degli Studi di Foggia. Autore di numerosi articoli su riviste internazionali, dirige il Servizio di Genetica Medica dell’AOU “Ospedali Riuniti” di Foggia.

E' stato pubblicato il 10/09/17

Aggiornamento DEF 2017 - Il PIL cresce, ma non le risorse per la sanità pubblica.

Purtroppo dobbiamo tornarci. Come abbiamo già riportato gli studi di Michael Marmot, epidemiologo di fama internazionale, insegnano che la diseguaglianza nella possibilità di essere sani e di essere curati è drammatica in USA e nel Regno Unito e meno marcata nei paesi scandinavi e in Italia (http://www.fivehundredwords.it/argument/it-la-salute-diseguale-la-sfida-di-un-mondo-ingiusto). Saremo così virtuosi anche in futuro?

Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 04/09/17

Miti e credenze. Come sfatarli?

Si legge o si assiste a manifestazioni di “no vax”, di pazienti o loro parenti che vogliono curare il cancro con terapie mai verificate, di cibi che avrebbero attività salvifiche sulle più importanti malattie degenerative dell’uomo e…via di seguito dicendo! Ma come si fa a contrastare tutte queste sciocchezze?
Paolo Magliocco
Paolo Magliocco, giornalista, si occupa di scienza e tenta di farlo in modo multimediale. È autore di servizi televisivi per Superquark. Scrive per le riviste Focus, Focus Junior e BBC Scienze. Realizza video per il sito di Le Scienze e La Stampa. Dirige il sito di divulgazione scientifica Videoscienza. Ha scritto per Pearson il libro “La grande caccia. Storia della scoperta del bosone di Higgs”.
E' stato pubblicato il 24/07/17

Il dramma della dipendenza da gioco d’azzardo

Una ricerca di qualche anno addietro del CNR stimava che circa 17 milioni di Italiani erano stati almeno una volta negli ultimi 12 mesi, coinvolti nel gioco d’azzardo. Numeri da malattia epidemica che, in questo caso, distrugge vite personali e intere famiglie. Ma se ne parla poco e, cosa incredibile, lo Stato ci guadagna pure. Ma non sarebbe il caso di rendere illegale il gioco d’azzardo?
Lucia Coco
Psicologa clinica con formazione analitico/transazionale. Referente del Centro di riferimento regionale umbro del gioco d’azzardo patologico presso l’USL 2 – Umbria. Docente presso la scuola di specializzazione di psicoterapia analitico-transazionale dell’Università di Caserta.
E' stato pubblicato il 03/07/17

Il secondo Rapporto GIMBE certifica: il servizio sanitario e' in prognosi riservata. Entro il 2025 saremo orfani della sanita' pubblica?

Michael Marmot (The Health Gap: The Challenge of an Unequal World, edito da Bloomsbury, o leggete un'estrema sintesi su http://www.fivehundredwords.it/argument/it-la-salute-diseguale-la-sfida-di-un-mondo-ingiusto) c’insegna che la diseguaglianza nella possibilità di essere sani e di essere curati per rimanere o tornare ad esser tali è diffusa in tutto il mondo, pur se con delle differenze. E’ drammatica nel mondo anglosassone (soprattutto in USA) e meno drammatica in paesi con un welfare degno di questo nome, come i paesi scandinavi e l’Italia. Ma il futuro non è roseo per noi. Manca la visione e la programmazione conseguente per mantenere il nostro sistema sanitario come elemento centrale nel cercare di curare il maggior numero di persone nel miglior modo possibile.

Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 19/06/17

La salute nel Mondo

Il Global Burden of Disease, uno studio epidemiologico osservazionale di enormi dimensioni, c’informa ormai da anni su vari aspetti della salute nel mondo e 500WORDS ne ha riportato spesso i risultati. Nello scorso settembre è stato pubblicato il terzo rapporto generale che qui viene commentato dal prof. Giuseppe Remuzzi.
Giuseppe Remuzzi
Giuseppe Remuzzi è Direttore del Dipartimento di Medicina degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordina le attività di ricerca delle sedi di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare. E’ membro del “Gruppo 2003” che annovera gli scienziati italiani più citati dalla letteratura scientifica ed ha ricevuto nel 2007 il “John P. Peters Award”, il più prestigioso premio nel campo della nefrologia internazionale. E’ Commendatore della Repubblica per meriti scientifici ed editorialista del Corriere della Sera.
E' stato pubblicato il 02/05/17

La medicina di genere: un appello!

La gran parte della sperimentazione clinica è svolta in soggetti di sesso maschile e poi….le terapie che ne derivano sono somministrate indistintamente a uomini e donne. Ma siamo sicuri che effetti benefici, effetti collaterali indesiderati e posologie siano uguali fra i due sessi? E’ solo un esempio. Ce ne sono molti altri che richiamano l’attenzione sul fatto che la medicina è oggi a misura di uomo mentre più del 50% degli utenti sono…donne! Sull’argomento, di enorme rilevanza per una sanità più equa ed efficace, riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente nota.
Valeria Manicardi

Valeria Manicardi, medico diabetologo, è Direttrice dell'Unità Internistica Multidisciplinare dell'Ospedale di Montecchio (RE) e coordinatrice della Rete Diabetologica Interaziendale di Reggio Emilia (AUSL e ASMN). E’ anche Coordinatrice Nazionale del Gruppo Donna dell'Associazione Medici Diabetologi (AMD) e ha coordinato gli studi sulle differenze di genere in diabetologia tratti dai dati degli Annali AMD 2011. 

E' stato pubblicato il 03/04/17

Che si fa se non bastano i soldi per curare tutti al meglio? S’interviene con l’etica del male minore.

In un mondo ideale, tutti hanno diritto a essere curati col miglior farmaco disponibile. Quando ciò non è possibile, fornire al maggior numero di persone trattamenti certamente validi, pur se meno efficaci e/o più tossici di altri, risponde a principi di equità individuale e di utilità generale che dovrebbero essere garantiti nella gestione della salute pubblica. Si chiama etica del male minore.
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 27/02/17

La salute diseguale. La sfida di un mondo ingiusto.

La disuguaglianza nei paesi OCSE è aumentata negli ultimi decenni e non solo in quelli tipicamente più disuguali come Stati Uniti e Regno Unito, ma anche in quelli tradizionalmente più equi come gli scandinavi. E la diseguaglianza si riflette sulla salute, uno dei beni più preziosi e irrinunciabili. C’è qualcosa di più odioso?
Francesca Menniti Ippolito

Francesca Menniti-Ippolito, biostatistica-epidemiologa, è primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità. Il suo campo di ricerca è la farmacoepidemiologia. Ha condotto studi sulla efficacia e sicurezza dei farmaci. Coordina il sistema nazionale di sorveglianza sulla sicurezza dei prodotti di origine naturale.

Francesco Trotta

Francesco Trotta è dirigente farmacista presso l’Agenzia Italiana del Farmaco. Attualmente presta servizio presso il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio come farmacoepidemiologo. Si occupa della valutazione del profilo beneficio/rischio di farmaci e vaccini e dell’analisi delle politiche farmaceutiche. 

E' stato pubblicato il 06/02/17

Il sottoutilizzo dei farmaci equivalenti. Un mix di confusione, malafede e ignoranza.

Il brevetto di un farmaco in Italia dura 20 anni. Quando scade, è possibile mettere in commercio farmaci equivalenti che devono contenere la stessa quantità del medesimo principio attivo del medicinale di riferimento, oltre che a doverne replicare la stessa forma farmaceutica e via di somministrazione. Per soddisfare il principio di bio-equivalenza, anche i criteri di qualità, efficacia e sicurezza devono essere identici fra il farmaco di riferimento e quello equivalente. Ma nonostante tutto ciò, a causa di confusione nelle regole, malafede e ignoranza, in Italia si fa un uso modesto di farmaci equivalenti. Ne avevamo già parlato alcuni anni addietro (http://www.fivehundredwords.it/argument/it-impariamo-a-spendere-meno-in-farmacia) ma, visto l’andazzo, conviene tornarci.
Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 09/01/17

Modificare il genoma umano per fini terapeutici. Ci siamo quasi.

La scienza progredisce rapidamente, soprattutto in alcuni settori. Uno dei settori in più rapida evoluzione è quello dalla genetica che, più di altri, può porre problemi di ordine etico e sociale. Bisogna perciò essere in grado di capire di cosa si parla e, quando necessario, esprimere il proprio parere. Ma il rischio è che ci s’informi male tramite strumenti ed informatori approssimativi e superficiali. Proviamo a dare il nostro contributo sulle nuove tecniche di modifica del genoma umano che possono avere sviluppi terapeutici.
Sabrina Prudente

Sabrina Prudente, biologo molecolare, coordina l’Unità di Ricerca sul Diabete presso l’Istituto CSS-Mendel di Roma (www.css-mendel.it) che studia i meccanismi genetici che predispongono alla malattia diabetica ed alle sue complicanze cardiovascolari e renali.

E' stato pubblicato il 21/11/16

Paleodieta. Verità e falsi miti.

Adesso c’è l’ultima moda, quella della….paleodieta. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. Ma ridere non si può perché tramite il web e tramite i cialtroni che ci guadagnano, qualcuno mette a rischio la propria salute. E allora, un po’ di chiarezza sulla bufala della paleodieta.
Franco Gregorio

Franco Gregorio, medico internista e diabetologo, responsabile della struttura dipartimentale di malattie metaboliche e diabetologia di Fabriano (AN). Per anni ha effettuato ricerca di base e ricerca clinica pubblicando numerosi lavori e collaborando con le principali società scientifiche (Associazione Medici Diabetologi e Società Italiana di Diabetologia). Negli ultimi tempi ha rivolto il suo interesse verso la medicina evoluzionistica con articoli e relazioni di taglio sia scientifico che divulgativo.

E' stato pubblicato il 18/10/16

Troppo sale nella dieta

A cena con un mio giovane parente gli vedo aggiungere sale in una zuppa di legumi. Poi a cena con un amico, valente ricercatore, e gli vedo aggiungere un sacco di sale a una succulenta bistecca di Angus. Qualche giorno dopo vedo una mia giovane collaboratrice, anch’essa una scienziata, aggiungere sale in un secondo piatto al self service. Allora mi sono arreso: qui dei danni del sale si sa poco. Ha ragione la Food and Drug Admnistration (FDA) americana che cerca di convincere industrie e singoli cittadini a non consumare troppo sale. Proviamo, allora, a dare il nostro contributo.

Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 19/09/16

Ferrara: un caso di prevenzione a 360 gradi

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ci dice che le malattie non trasmissibili (malattie cardiovascolari-respiratorie, metaboliche ed oncologiche) rappresentano, soprattutto nel mondo occidentale, un problema di enorme portata, sia in termini di salute delle popolazioni che, inevitabilmente, di costi. E l’OMS ci dice anche quanto sarebbe utile mettere in pratica delle strategie di prevenzione che, se operative, sappiamo essere estremamente efficaci. Ma tra il dire e il fare…c’è spesso il mare. Spesso, ma non sempre come dimostra l’eccezionale esperienza della citta di Ferrara, oggetto della nota odierna. 

Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli lavora come internista presso la Fondazione Policlinico Agostino Gemelli di Roma ed è specialista in endocrinologia. Si occupa da trent’anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

E' stato pubblicato il 27/06/16

Ce lo dice la ricerca: un paese corrotto corrompe i propri giovani

Gli onesti, sono onesti perché….ci sono nati? E i disonesti? Chi si dice convinto dell’intrinseca natura della disonestà, si rassegna, in qualche maniera, ad un disegno deterministico delle caratteristiche individuali della personalità umana. Al contrario chi si dice convinto del meccanismo di acquisizione, almeno parziale, di pregi e difetti, investe anche la società e le sue istituzioni della responsabilità o del merito di vizi e virtù personali e d’interi gruppi sociali.
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 30/05/16

Saranno pubblici i compensi ai medici delle industrie farmaceutiche. Ma..davvero?

Il nostro è un Paese che non ha una bella storia coi conflitti d’interessi. Nel settore della sanità, questo rischio è stato finora gestito con un pressapochismo che si fa fatica ad immaginare casuale. Adesso si muove qualcosa e dovremmo finalmente poter sapere se il mio medico o il relatore che vado ad ascoltare ad un congresso prende soldi e da chi, così da poter meglio “interpretare” i suoi consigli, le sue affermazioni, le sue prese di posizione. Ma, in assenza di una specifica normativa di legge, i trucchi e gli escamotage perché ciò non accada possono essere tanti. Speriamo di sbagliarci.
Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 02/05/16

Poche e semplici cose per migliorare la ricerca in Italia

Certo, in Italia si dovrebbero investire molti più soldi per la ricerca, così da avvicinarci ai paesi più evoluti. Ma, in attesa che ciò accada, ci sarebbero alcuni interventi di grande utilità, a costo quasi nullo. Almeno questi, vogliamo provare a farli?
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 04/04/16

Ricerca indipendente: i risultati dello studio GIMBE-AIFA e la ripresa del programma nazionale

La mancata attenzione che il nostro Paese dedica alla ricerca è sotto gli occhi di tutti. S’investono pochi soldi, di solito meno che nei Paesi più evoluti. Ma come sono spesi? Qui la nebbia è fitta perché, finora, non si è mai avuta un’analisi del rapporto costi-benefici da nessuna delle agenzie italiane preposte al finanziamento della ricerca scientifica, almeno nel settore biomedico. E’ con grande e favorevole stupore che, quindi, si porta all’attenzione dei nostri lettori la notizia che l’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) e la fondazione GIMBE hanno collaborato per analizzare l’esito dei 207 progetti ricerca finanziati da AIFA nel periodo 2005-2009 per un totale di quasi 100 milioni di euro, provenienti dalle casse delle aziende farmaceutiche. I risultati, ahinoi, non sono incoraggianti ma…brava AIFA che non ha avuto paura di essere il primo giudice di se stessa e brava GIMBE che ha fornito il proprio supporto economico ed organizzativo ad un’operazione di trasparenza inusuale in Italia e che speriamo sia imitata da altri organi istituzionali.
Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 14/03/16

Le "versioni alternative" dei farmaci: sicuri sia tutto chiaro?

Farmaci biologici o di sintesi? Farmaci bioequivalenti e biosimilari? Tutti li assumiamo o li potremmo assumere ma pochissimi ne sanno qualcosa. E non è strano, giacché si tratta della nostra salute? Certo che è strano ed anche pericoloso! I pazienti dovrebbero essere informati dai medici, ma non succede sempre.

Dei farmaci bioequivalenti (o equivalenti) abbiamo già parlato http://www.fivehundredwords.it/argument/it-impariamo-a-spendere-meno-in-farmacia.

La nota di oggi ci spiega cosa sono i farmaci biosimilari e perché, quando il medico li prescrive, non dobbiamo averne paura. Così diamo il nostro contributo al contenimento delle spese sanitarie, senza peraltro correre alcun rischio.
Paola Tarro

Paola Tarro è laureata in Farmacia e specialista in Farmacia Ospedaliera e Territoriale. Partecipa ad un progetto di farmacovigilanza presso il PO San Giovanni di Dio e Sant’Isidoro di Giarre (CT), occupandosi della segnalazione di sospette reazioni avverse a farmaci.

E' stato pubblicato il 29/02/16

Capirne di scienza e' un imperativo per societa' evolute.

Su come la scienza, tutta la scienza, possa svolgere un ruolo determinante per lo sviluppo di una società evoluta, libera e giusta abbiamo già detto (http://www.fivehundredwords.it/post/it-lapproccio-scientifico-importante-per-una-societ-moderna-e-democratica). Ma “repetita iuvant”, soprattutto nel nostro Belpaese dove le notizie di scarsa attenzione alla scienza sono, ahinoi, all’ordine del giorno.
Amedeo Balbi
Amedeo Balbi, astrofisico, insegna all’Università di Roma Tor Vergata. I suoi studi spaziano dall’origine dell’universo, al problema della materia e dell’energia oscure, alla ricerca di vita nel cosmo. Molto attivo anche sul fronte della divulgazione scientifica, scrive tra gli altri per Le Scienze, Repubblica, La Stampa, Wired, Il Post.  È autore di diversi libri, l’ultimo dei quali è «Cercatori di meraviglia» (Rizzoli), vincitore del Premio nazionale di divulgazione scientifica 2015.
E' stato pubblicato il 25/01/16

I test di screening oncologico. Per favore, non tutti a tutti.

A poco a poco è sempre più evidente che in Medicina si tende ad esagerare. Si esagera con i farmaci, si esagera con le indagini strumentali e si esagera anche con i test diagnostici meno invasivi, quelli per cui spesso basta un solo prelievo di sangue. Di cosa sia necessario perché un test, quale che sia, assurga alla dignità di essere definito “diagnostico” abbiamo già parlato ormai qualche anno addietro su http://www.fivehundredwords.it/post/it-quando-un-test-merita-di-diventare-diagnostico. Ma il tema resta, purtroppo, attuale.

La nota odierna si concentra sui test oncologici che, data la gravità mediamente molto alta delle patologie che si vuole diagnosticare, rivestono particolare importanza. Bene ha fatto, perciò, la fondazione GIMBE ad organizzare la stesura di un documento ufficiale che sottolinea i punti determinanti utili per i medici, i potenziali pazienti e, speriamo, chi ha responsabilità di organizzazione e controllo delle spese in sanità.
Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 11/01/16

Saper morire

Durante uno dei miei primi turni di guardia in ospedale come specializzando, arrivò un anziano paziente con un cancro polmonare in stato avanzato. Io ed il mio collega con cui condividevo il turno lo interrogammo, cercando di raccogliere un po’ di anamnesi; aveva lo sguardo ansioso per la fame d’aria che lo affliggeva, piangeva atterrito dal non capire bene cosa lo aspettasse. Erano disperati anche i suoi figli. Dopo un paio d’ore morì per edema polmonare. Era la prima volta che “perdevamo” un paziente sotto la nostra diretta responsabilità ed il mio collega scoppiò a piangere, chiedendosi e chiedendomi se non avessimo sbagliato qualcosa. Ricordo che la sera, tornando a casa, ero pervaso da una sensazione d’inadeguatezza generale. Era successo qualcosa di naturalmente inevitabile (moriva un anziano con un cancro in stadio terminale) ma niente sembrava essere stato naturale quella sera. Nessuno era stato preparato all’evento, non il povero paziente, non i suoi figli e neanche i giovani medici che lo avevano seguito nelle ultime ore.
Gian Domenico Borasio
Gian Domenico Borasio dirige la cattedra di Medicina palliativa dell’Università di Losanna ed è stato uno dei fondatori del Centro interdisciplinare di medicina palliativa dell’Università di Monaco di Baviera. Il Ministero della Giustizia tedesco l’ha nominato membro della commissione che ha stabilito i principi per una legge sul testamento biologico. Il suo libro Saper morire. Cosa possiamo fare, come possiamo prepararci (Bollati Boringhieri editore, Torino 2015) ha venduto oltre 180.000 copie ed è stato tradotto in cinque lingue.
E' stato pubblicato il 21/12/15

La salute in rete: progresso o pericolo?

C’è sempre più fame di conoscenza su salute e cura delle malattie. E negli ultimi anni l’accesso al web soddisfa non poco questi appetiti. Ma ciò pone diversi problemi che vanno dalla qualità delle informazioni, alla loro corretta comprensione fino al confronto che il paziente informato (o presunto tale) riesce ad instaurare con i medici. Insomma, l’utilizzo del web è certamente un’opportunità da cogliere per una corretta informazine della popolazione su vari aspetti delle conoscenze mediche ma va gestito bene per evitare che si trasformi in elemento negativo che mina o rende più difficile il già non facile rapporto medico-paziente. La Fondazione IBSA con sede a Lugano ha riunito alla Sapienza di Roma un panel di esperti per commentare i risultati di una ricerca realizzata da GFK-Eurisko. Nella nota odierna, Silvia Misiti, che dirige IBSA, riporta i dati salienti dell’incontro.
Silvia Misiti

Silvia Misiti, romana, è un medico endocrinologo. Ha lavorato per più di 20 anni nel mondo della ricerca universitaria italiana. Attualmente, dirige la IBSA Foundation for scientific research  in Svizzera, a Lugano, dove vive con la sua famiglia. Si occupa di divulgazione scientifica e di promozione di progetti sostenibili per aziende farmaceutiche.

E' stato pubblicato il 23/11/15

Lo sporco gioco delle frodi scientifiche

Ero un giovanissimo ricercatore e ad uno dei miei primi congressi durante una relazione mi accorsi che un’immagine relativa all’analisi di alcune proteine cellulari era la stessa, ma presentata all’incontrario, di una immagine mostrata poche diapositive prima. “Ma come”, mi chiesi, “..ma allora i ricercatori…imbrogliano? Ma se il nostro lavoro consiste nello scoprire le verità che non conosciamo, che senso ha tutto ciò?”. Mi tranquillizzai (ne avevo proprio bisogno!) dicendomi che questa doveva rappresentare un’eccezione in un mondo che immaginavo integerrimo. Purtroppo, non ci volle molto tempo per dover ammettere che così non era. E nel corso degli anni la situazione è peggiorata perché ormai o pubblichi molto o ti scordi carriera e fondi per finanziare altri studi. E l’Italia, purtroppo, è uno di quei Paesi dove il ”publish or perish” è stato declinato nel peggiore dei modi decidendo di valutare i ricercatori secondo indici prevalentemente quantitativi. Per fortuna qualcosa si muove, anche se solo per iniziative personali; con un silenzio assordante delle Istituzioni che, invece, sarebbero preposte al controllo della veridicità dei dati scientifici.

Godiamoci con la nota odierna una rivisitazione del problema da parte di Enrico Bucci, che a questo problema ha recentemente dedicato un saggio divulgativo  “Cattivi scienziati” edito da Add Editore. La stessa nota è anche pubblicata su https://cattiviscienziati.wordpress.com/.

Ah, a proposito: il furbo dell’immagine farlocca di cui m’accorsi da giovane ha fatto una splendida carriera nelle università italiane!
Enrico M. Bucci
Enrico Bucci, Ph.D. in Biochimica e Biologia molecolare, è stato ricercatore presso l’istituto IBB (CNR) fino al 2014. Dal 2006 al 2008 ha diretto il gruppo R&D al Bioindustry Park del Canavese. Nel 2016 ha fondato Resis Srl, azienda dedicata alla promozione dell’integrità della ricerca scientifica pubblica e privata. E’ professore aggiunto alla Temple University di Philadelphia presso il dipartimento di Biotecnologie. Il suo lavoro nel campo dell’integrità scientifica è apparso su diverse riviste nazionali e internazionali, inclusa Nature ed è stato premiato a Washington nel 2017 con il “Giovan Giacomo Giordano NIAF Award for Ethics and Creativity in Medical Research”.
E' stato pubblicato il 02/11/15

Il rischio di trombosi venose nelle gravidanze ottenute con tecniche di procreazione medicalmente assistita.

A mano a mano che la medicina progredisce ed offre sempre maggiori soluzioni ai problemi dei pazienti, si è costretti ad affrontare anche gli aspetti negativi, gli effetti collaterali, che inevitabilmente sono collegati alle nuove procedure. Ed in questa opera di identificazione di problematiche nuove per i medici e per tutto il sistema sanitario, è molto importante poter fare affidamento su una puntuale registrazione delle procedure e degli eventi avversi che si verificano. Servono, cioè, i registri nazionali dedicati specificamente a quelle patologie che per gravità e/o per frequenza rivestono particolare importanza. Purtroppo, in Italia la cultura dei registri nazionali è arretrata, se paragonata ai Paesi occidentali più ricchi ed evoluti. Ed allora ci si arrangia, a volte anche bene come nel caso presentato oggi, con italica capacità di adattamento. 
Elvira Grandone

Elvira Grandone, medico ricercatore. Si occupa di malattie monogeniche e multifattoriali, particolarmente coinvolta in progetti di ricerca sulla salute della donna. Autrice di numerosi articoli su riviste internazionali e di linee-guida nazionali sul rischio tromboembolico nella donna e sulla gestione di patologie ostetriche. Co-autrice anche di un documento coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità sul rischio trombotico da contraccettivi orali.

E' stato pubblicato il 19/10/15

Liberarsi della cultura del dolore in medicina.

Un parente soffriva di fame d’aria nelle fasi finali della sua vita, affetto da grave insufficienza respiratoria. Ma soffriva anche di dolori, a causa delle terapie in corso e dell’ormai lungo allettamento. Provo da lontano a suggerire che il medico curante prescriva degli antidolorifici oppioidi (per intenderci, quelli simili alla morfina; gli altri, quelli consueti, non funzionavano più) ma il medico curante e lo specialista internista cominciano a rimpallarsi la faccenda perché “così si rischia di farlo morire prima”. Il povero paziente si tenne i dolori per i pochi giorni che gli restavano ancora da vivere. Quando la malattia è incurabile ed è entrata nella fase terminale scegliere se lenire le sofferenze o prolungare la vita di giorni o settimane a costo di dolori trattabilissimi è una decisione difficile per noi medici. A volte prevale la…cultura del dolore. Forse perché non veniamo adeguatamente preparati a queste decisioni o perché non siamo sufficientemente tutelati dalle leggi e da chi gestisce le strutture sanitarie. In un recente libro di Beppe Remuzzi (“La scelta – Perché è importante decidere come vorremmo morire” Sperling&Kupfer) c’è un intero capitolo dedicato a questa faccenda. Gli abbiamo chiesto di scrivere qualcosa anche per 500WORDS. 

Giuseppe Remuzzi
Giuseppe Remuzzi è Direttore del Dipartimento di Medicina degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordina le attività di ricerca delle sedi di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare. E’ membro del “Gruppo 2003” che annovera gli scienziati italiani più citati dalla letteratura scientifica ed ha ricevuto nel 2007 il “John P. Peters Award”, il più prestigioso premio nel campo della nefrologia internazionale. E’ Commendatore della Repubblica per meriti scientifici ed editorialista del Corriere della Sera.
E' stato pubblicato il 05/10/15

l’Associazione Internazionale dei Ricercatori Italiani

E’ importante che gli scienziati partecipino da protagonisti alla gestione del mondo in cui vivono. Che facciano sentire la loro voce non solo singolarmente ma anche e soprattutto come gruppo che riconosce nella cultura scientifica, nell’obiettività e nella razionalità alcuni punti di riferimento di una società democratica e della sua evoluzione. Riunirsi in associazioni può essere uno strumento utile. Così hanno fatto alcuni giovani ricercatori italiani all’estero, creando AIRI (Associazione Internazionale Ricercatori Italiani). Gli auguriamo di avere successo.
Teresita Gravina

Teresita Gravina è laureata in Geologia e in Scienze e Tecnologie per l'Ambiente ed il Territorio e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra. Attualmente è docente a contratto di Geologia Ambientale presso l'Università Telematica Guglielmo Marconi. E’ ideatrice e curatrice di “Sustainability” (http://www.sunability.unina2.it), progetto di divulgazione scientifica delle ricerche svolte presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DISTABIF) della seconda Università di Napoli.

E' stato pubblicato il 21/09/15

La Coca Cola e' interessata a combattere l’obesita'? Ma dai!

L’obesità rappresenta un problema sanitario di enorme portata e l’OMS chiama a un impegno globale per combatterne l’estensione ormai epidemica e la temibili complicanze come le malattie respiratorie e cardiovascolari, il diabete ed alcune forme di cancro, solo per citare le più importanti. Insomma, mentre nel mondo ci sono diverse centinaia di milioni di persone che letteralmente soffrono la fame e la malnutrizione, ce ne sono molte altre centinaia di milioni (forse pure un miliardo) che soffrono le conseguenze di un eccesso di alimentazione che li porta a essere in sovrappeso o chiaramente obesi.  E’ uno degli esempi, forse tra i più plastici, delle insopportabili diseguaglianze che ancora affliggono il nostro mondo. Ma attorno al problema si annidano enormi interessi economici che rischiano di peggiorare la situazione. La nota di oggi riporta un esempio clamoroso.
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 31/08/15

La diagnostica prenatale non invasiva. Un tipico esempio di quanto, sugli aspetti biomedici, sia indispensabile il dialogo tra le diverse parte interessate.

A mano a mano che nuovi test diagnostici sono resi disponibili,…nuovi problemi si pongono. Non solo da un punto di vista clinico (e questo sarebbe ovvio) ma anche sul versante preclinico/organizzativo (chi deve avere accesso all’esecuzione dello specifico test, soprattutto quando garantito con soldi pubblici?) e sul versante etico (comunicare o no eventuali risultati concernenti patologie diverse da quelle per cui si è effettuato l’esame?). E tutto ciò perché l’iter diagnostico e il conseguente approccio terapeutico siano adeguatamente aggiornati alle più recenti conoscenze, ma anche ragionevolmente normate nell’interesse generale e non lasciate all’arbitrio di interpretazioni ed interessi personali o di specifici gruppi. La nota di oggi ci riporta a proposito di una nuova tecnica di diagnostica prenatale che s’interessa delle aneuploidie (anomalie del numero dei cromosomi, causa di aborti spontanei o d’importanti malattie genetiche).
Maurizio Margaglione

Maurizio Margaglione, medico ricercatore, insegna Genetica Medica presso l’Università degli Studi di Foggia. Autore di numerosi articoli su riviste internazionali, dirige il Servizio di Genetica Medica dell’AOU “Ospedali Riuniti” di Foggia.

E' stato pubblicato il 20/07/15

Dormire bene è importante. La melatonina aiuta?

Il National Sleep Foundation (NSF) è un’organizzazione internazionale la cui missione è di migliorare salute e benessere attraverso l’educazione ad un sonno salutare. Nel 2015 il NSF ha riunito ben 18 esperti per valutare tutta la letteratura scientifica disponibile rappresentata da ben 321 lavori ritenuti dagli esperti i migliori oggi disponibili. In estrema sintesi, si consigliano dalle 14-17 ore di sonno per i neonati, 9-15 ore i bambini di un ampio range di età, 8-10 per gli adolescenti, 7-9 ore per i giovani adulti e 7-8 ore per gli adulti di età più avanzata. Per quanto la variabilità individuale è, come sempre, molto alta, in media dormire meno o più delle ore consigliate espone ad aumentato rischio di contrarre diverse malattie, come quelle cardiovascolari, l’obesità, il diabete ma anche alcune patologie neoplastiche, oltre alla difficoltà alla concentrazione. E la melatonina aiuta?
Elvira Grandone

Elvira Grandone, medico ricercatore. Si occupa di malattie monogeniche e multifattoriali, particolarmente coinvolta in progetti di ricerca sulla salute della donna. Autrice di numerosi articoli su riviste internazionali e di linee-guida nazionali sul rischio tromboembolico nella donna e sulla gestione di patologie ostetriche. Co-autrice anche di un documento coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità sul rischio trombotico da contraccettivi orali.

E' stato pubblicato il 06/07/15

Studi clinici? Si ma, per favore, utili per i pazienti!

Buona parte della ricerca clinica si basa su studi, detti trial, che testano l’efficacia di diversi trattamenti. I migliori sono i trial "controllati" e "randomizzati". Si dicono controllati quando alcuni pazienti sono trattati con una sostanza inerte, definita placebo, e fungono da “controllo” per meglio valutare i risultati del vero trattamento in corso di sperimentazione e randomizzati perché i partecipanti allo studio sono assegnati in maniera casuale (random) o al gruppo effettivamente trattato con la sostanza che si vuole sperimentare o al gruppo che funge da “controllo”, così facendo, le caratteristiche demografiche e cliniche dei due gruppi saranno simili e non influenzeranno i risultati dello studio. Ma bastano queste precauzioni per rendere utili tutti i trial controllati e randomizzati? No, come leggerete dalla nota odierna. Quindi, siate esigenti se vi si chiede di partecipare come volontari ad un trial, anche se "controllato" e "randomizzato". Partecipare è importante per aiutare il progresso scientifico ma…occhio! Qualche domanda ai ricercatori e poche richieste di garanzie e sarete sicuri di partecipare a trial utili per cui vale la pena offrirsi come volontari.
Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 24/06/15

OMS e salute delle donne - Dieci grida dall’allarme.

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) entra in campo a favore della salute delle donne, indicando 10 sfide fondamentali da affrontare e vincere. E ovviamente, per qualunque di questi aspetti, la situazione peggiore nel paragone fra uomini e donne si riscontra nei Paesi più poveri. La nota odierna riporta alcuni dei punti sollevati dall’OMS.

Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 01/06/15

Il prezzo di una divulgazione scientifica approssimativa.

Divulgare conoscenze biomediche è l’obiettivo di 500WORDS. Ma per divulgare servono i divulgatori. La nota odierna, redatta da una linguista, ci spiega come il divulgatore altro non sia che un interprete, cioè chi mette in contatto individui che parlano lingue diverse. Un piccolo errore e…addio alla corretta divulgazione!
Francesca Dragotto

Linguista, autrice dei blog di divulgazione del sapere linguistico http://tuttopoli.com, http://ilcosoelacosa.com e di http://moggiopoli.net, Francesca Dragotto è ricercatrice presso l’Università di Roma Tor Vergata. Tra i più recenti e significativi contributi editoriali ci sono “Non solo marketing. L’altro modo di comunicare la pubblicità” (2013) e ”Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione” (2014), curato insieme a Marco Ferrazzoli. Nel 2012 ha fondato OLOS, collana di studi sui linguaggi e la comunicazione, giunta al quinto volume.

E' stato pubblicato il 18/05/15

Solo un sano pragmatismo puo' salvare il SSN

L’associazione GIMBE ha lanciato già un paio d’anni addietro, il progetto salviamo il SSN (http://www.salviamo-ssn.it). Noi ne abbiamo già parlato (http://www.fivehundredwords.it/post/it-salviamo-il-nostro-sistema-sanitario-nazionale) ma….repetita iuvant!

Ubaldo Montaguti

Ubaldo Montaguti svolge attività di ricerca ed organizza incontri di studio e corsi di formazione sui servizi sanitari nell’ambito della Sezione di Sanità Pubblica e Management Sanitario dell’Accademia Nazionale di Medicina di cui è responsabile scientifico.

E' stato pubblicato il 04/05/15

Less is more - Il caso delle quantita' di farmaci prescritti.

Nel 1976 Henry Gadsden, direttore della Merck, una multinazionale del farmaco, dichiarava “Il mio sogno è di fare farmaci per i sani”. Sembrava un paradosso, ma se continuiamo così, quasi ci siamo. Osserviamo un’esplosione di trattamenti eccessivi, quando non inutili. E ciò non è incompatibile solo economicamente ma causa anche un sacco di problemi di salute, soprattutto nei pazienti anziani.
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 13/04/15

Il progetto Eupati: informare i pazienti per averli alleati nella ricerca di nuovi farmaci.

La nota di oggi sembra fatta apposta per soddisfare la “missione” di 500WORDS: divulgare informazioni biomediche per rendere più consapevoli i non addetti ai lavori. In questo caso, si tratta addirittura di informare e formare i pazienti per averli come alleati nella ricerca di farmaci innovativi. Ci riferiamo al progetto EUPATI (European Patients’ Academy on Therapeutic Innovation) (http://www.nature.com/nm/journal/v21/n3/full/nm0315-209.html), che mira a fornire informazioni sulla ricerca di nuovi farmaci a persone malate che potrebbero beneficiarne. Con l’obiettivo finale di coinvolgerle pienamente nei processi di sviluppo del nuovo farmaco, collaborando o con le industrie farmaceutiche o con le agenzie regolatorie (AIFA, EMA, etc.) o fungendo da supporto per altri pazienti affetti dalla loro stessa malattia.
Filippo Buccella

Filippo Buccella è un farmacista e genitore di un ragazzo Duchenne. Nel 1996 ha fondato Parent Project Onlus, l’associazione che riunisce i genitori con figli affetti da Distrofia Muscolare Duchenne e Becker. Dal 2012 è chairman dell'EUPATI National Liaison Team italiano.

Moreno Busolin

Moreno Busolin è Dirigente di azienda - Trent’anni di esperienza nelle Vendite, Marketing e General Management nel settore dei medical devices. Dal 2013 fa parte del National Liaison Team di EUPATI per la promozione del progetto in Italia.

Dominique Van Doorne

Dominique Van Doorne è endocrinologa, libero professionista. Dal 2006 è segretaria del comitato scientifico dell’ATTA-Lazio ONLUS (Associazione di Pazienti con Tumore della Tiroide ed Affini); dal 2008 è referente AME (Associazione Medici Endocrinologi) per le Associazioni di Pazienti. Dal 2013 collabora per il sito Endowiki. Dal 2015 è responsabile AME per la iodoprofilassi. Dal 2013 fa parte del National Liaison Team di EUPATI per la promozione del progetto in Italia.

E' stato pubblicato il 23/03/15

Le diseguaglianze nella sanità dei tanti tagli – Il caso dei dispositivi medici.

Le diseguaglianze nei servizi sanitari offerte nelle varie regioni d’Italia sono sotto gli occhi di chi vuol vedere. Non c’è alcun dubbio che alcune amministrazioni regionali, soprattutto del sud, sono state incapaci, quando non peggio. Ed è, quindi, indispensabile porre rimedio a questa situazione. Il problema è come. Per cominciare dalla fonte, perché non accettare il fallimento del decentramento regionale nella gestione della sanità e tornare a far vivere a pieno titolo l’articolo 32 della Costituzione che affida alla Repubblica il compito di tutelare la salute come fondamentale diritto del cittadino? E poi, perché pensare solo ai tagli? Perché, per esempio, non investire in alte tecnologie che sul tempo medio-lungo producono riduzione di spese e miglioramento della qualità assistenziale, invece che pensare solo a tagliare, col risultato che accanto alla riduzione dei costi, a volte, si ottiene anche la riduzione della qualità assistenziale? Certo, ci vuole competenza e una visione della società che si vuole costruire. Virtù rare. 

Carla Collicelli

Carla Collicelli è Vice Direttore Generale del Censis. Tra le molte attività dedicate agli aspetti sanitari, è coinvolta nella Misurazione del Sistema di Valutazione dei Servizi sanitari del Ministero della Salute, nel Comitato Scientifico dell’Istituto Nazionale per la medicina della Povertà e delle Migrazioni e della Fondazione Glaxo Smith-Kline, nell’Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici e nel Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi.  Collabora, inoltre, con Il Sole 24 ore, il Messaggero e L’avvenire.

E' stato pubblicato il 09/03/15

Ricerca uguale ricchezza. Gli altri paesi l’hanno capito e noi?

Il governo Renzi si caratterizza per dinamismo. I campi individuati su cui intervenire per modernizzare l’Italia e farla diventare più competitiva sono tanti ma tra questi non sembra esserci quello della ricerca. Non abbiamo sentito dire all’ottimo Padoan che con la cultura non si mangia (non siamo, per fortuna, alle idiozie tremontiane) ma non abbiamo neanche visto alcun intervento in un settore così determinante. Se non ci sbrighiamo, ci allontaneremo sempre di più dagli altri paesi evoluti e forse anche da quelli che abbiamo dietro ma che hanno cominciato a correre. Qui, bisogna…cambiare verso e pure in fretta.
Giuseppe Remuzzi
Giuseppe Remuzzi è Direttore del Dipartimento di Medicina degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordina le attività di ricerca delle sedi di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare. E’ membro del “Gruppo 2003” che annovera gli scienziati italiani più citati dalla letteratura scientifica ed ha ricevuto nel 2007 il “John P. Peters Award”, il più prestigioso premio nel campo della nefrologia internazionale. E’ Commendatore della Repubblica per meriti scientifici ed editorialista del Corriere della Sera.
E' stato pubblicato il 24/02/15

Ma i farmaci che assumiamo sono tutti efficaci e sicuri?

Questa nota chiude una miniserie dedicata ai farmaci che assumiamo e si chiede se si vigila abbastanza sull’appropriatezza delle nostre cure in termini di efficacia, sicurezza e costi.
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 09/02/15

Un paio di facili rimedi per ridurre la spesa farmaceutica ma non la qualità di cura.

Le prossime due note saranno dedicate ai farmaci che assumiamo, quanto servono quanto ci costano e come il sistema sanitario nazionale è organizzato per vigilare sull’appropriatezza delle nostre cure in termini di efficacia, sicurezza e costi.
Vincenzo Trischitta

Vincenzo Trischitta insegna Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e dirige un gruppo di ricerca sulla genetica del diabete e delle complicanze cardiovascolari presso l’Istituto Scientifico Casa Sollievo della Sofferenza tra Roma e San Giovanni Rotondo.

Attribuisce agli scienziati il dovere della divulgazione e della informazione per una società più consapevole e più libera.

E' stato pubblicato il 26/01/15

I ricercatori si muovono a favore della ricerca biomedica in Italia.

Avevamo in precedenza rilevato come i ricercatori, in Italia e non solo, si muovono poco per incidere sulla Società in cui vivono, anche su argomenti e settori che li riguardano direttamente (http://www.fivehundredwords.it/argument/it-forza-scienziati-fatevi-sentire). Stavolta, siamo contenti di sottolineare un’iniziativa che va in senso opposto. I temi affrontati durante il recente incontro de “La tempesta dei cervelli” sono tanti e tutti importanti: carenza di fondi e di prospettive occupazionali, percorsi formativi alternativi, maggiore internazionalizzazione. Ne leggerete in dettaglio nella nota. A questi, forse, ne andrebbe aggiunto uno, che ci sembra centrale: la revisione radicale del sistema di reclutamento nel mondo accademico e scientifico ma anche in quello della sanità; in altre parole, chi seleziona chi? Il sistema attuale non è meritocratico e spesso gravato da tribalismo (i rapporti e le protezioni, quando non sono di sangue, sono di…scuola ed a volte anche peggio); ciò rende asfittico il mondo della ricerca e quasi impermeabile all’ingresso di giovani che non appartengono ad alcuna tribù. Se non si riesce ad incidere su questo aspetto che sta a monte, sarà difficile incidere sugli altri.
Teresita Gravina

Teresita Gravina è laureata in Geologia e in Scienze e Tecnologie per l'Ambiente ed il Territorio e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra. Attualmente è docente a contratto di Geologia Ambientale presso l'Università Telematica Guglielmo Marconi. E’ ideatrice e curatrice di “Sustainability” (http://www.sunability.unina2.it), progetto di divulgazione scientifica delle ricerche svolte presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DISTABIF) della seconda Università di Napoli.

E' stato pubblicato il 12/01/15

Regolamentazione e qualità della ricerca clinica: serve una svolta decisa!

Il Lancet, una delle più prestigiose riviste di medicina, lancia l’allarme: la ricerca clinica rischia di avere poco impatto sulla salute dei cittadini e sull’organizzazione sanitaria. I motivi specifici sono tanti, ma crediamo che la gran parte di essi riguardi il rapporto poco trasparente che le industrie farmaceutiche hanno con il mondo scientifico-accademico e con quello dei decisori politici ed amministrativi. Per contrastare questo fenomeno, bisogna finanziare una ricerca indipendente. I fondi ci sono: basta attingere a quelli che i sistemi sanitari attualmente sprecano per trattamenti poco efficaci o comunque molto più costosi di altri, con simile efficacia.
Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta (www.ninocartabellotta.it) è medico, specialista in medicina interna e gastroenterologia; si interessa di metodologia con competenze trasversali a tutte le professioni ed i livelli organizzativi del sistema sanitario. Fondatore nel 1996 del Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (www.gimbe.org), dal 2010 è presidente della Fondazione GIMBE. E’, inoltre, Direttore Responsabile di Evidence, rivista metodologica open access e Autore del blog “La sanità che vorrei”. 

E' stato pubblicato il 22/12/14

Divulgazione scientifica e mass media - Attenzione ai rischi.

500WORDS nasce per divulgare la scienza biomedica e per far conoscere il metodo scientifico, convinti come siamo che in una società più razionale e con più conoscenze si viva in maniera più giusta e democratica. Ma com’è la divulgazione scientifica in Italia? E, soprattutto, da chi è fatta? Un po’ di tempo addietro abbiamo sottolineato come gli scienziati dovrebbe fare di più in questo settore così come, più in generale, dovrebbero fare sentire di più la loro voce in società (http://www.fivehundredwords.it/post/it-divulgare-le-conoscenze-scientifiche-responsabilit-degli-scienziati). La nota odierna conferma che c’è ancora molto da fare ed anche questo è…divulgazione! 

Teresita Gravina

Teresita Gravina è laureata in Geologia e in Scienze e Tecnologie per l'Ambiente ed il Territorio e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra. Attualmente è docente a contratto di Geologia Ambientale presso l'Università Telematica Guglielmo Marconi. E’ ideatrice e curatrice di “Sustainability” (http://www.sunability.unina2.it), progetto di divulgazione scientifica delle ricerche svolte presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DISTABIF) della seconda Università di Napoli.

E' stato pubblicato il 08/12/14

La sostenibilità dei farmaci innovativi

La nota odierna affronta il tema della sostenibilità dei farmaci innovativi, una faccenda seria. In assenza di danaro che permetta di offrire a tutti i pazienti farmaci preziosi ed unici, il rischio è che si creino malati di seria A e malati di serie B (o C, D etc.). Centrale sarà il rapporto che le Istituzioni decideranno di avere con le Industrie Farmaceutiche. Il mercato mondiale dei farmaci è di circa 3 trilioni di dollari. Nella sola Italia siamo intorno ai 25 miliardi di euro, di cui più della metà a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Cifre che fanno girare la testa ma, purtroppo, non sono tutti soldi spesi bene, spesi per pagare cioè solo prodotti davvero indispensabili. In certe situazioni, infatti, si acquistano farmaci nuovi ma niente affatto innovativi, solo lievemente diversi da quelli “vecchi” ma a costi molto più alti, soprattutto se i farmaci "vecchi" sono, ormai, fuori brevetto e quindi molto economici. Oggi, infatti, perchè un nuovo farmaco entri in commercio non è necessario che  dimostri di avere un “valore terapeutico aggiuntivo” rispetto a quelli già esistenti. Sembra incredibile ma è proprio così e le Industrie non sono, quindi, costrette ad effettuare studi di comparazione fra i nuovi farmaci ed i farmaci vecchi già utilizzati da molti anni. E quando questa comparazione viene effettuata si reputa sufficiente che il nuovo farmaco sia “non inferiore” ai precedenti, anche se costa molto di più! Insomma, dovremmo imparare a spendere meglio i nostri soldi, soprattutto quelli pubblici, per acquistare farmaci davvero utili. Le vie ci sarebbero ma non conciliano con gli interessi delle potentissime industrie farmaceutiche. Riusciranno i nostri eroi (politici ed amministratori).....a proporre ed imporre atteggiamenti virtuosi e di pubblica utilità? 

Luigi Ripamonti
Luigi Ripamonti è medico e lavora come giornalista scientifico dal 1992 per il gruppo RCS, dal 1996 al Corriere della Sera.Attualmente è responsabile di Corriere Salute e di Corriere.it/salute. Ha tenuto un laboratorio sulla comunicazione scientifica per anni all’Università di Milano (Facoltà di Scienze politiche) e seminari di giornalismo scientifico in università americane come la George Mason University in Virginia e la Chapman University in California.
E' stato pubblicato il 24/11/14

I costi della sanità e l’etica di evitare gli sprechi

Quando si tratta di soldi, nella sanità e nella ricerca italiana, ma - per la verità - non solo in questi settori, sembra vigere la sacra regola di tendere a trattare tutti alla stessa maniera (o in maniera non troppo dissimile) e del non marcare le differenze (o di marcarle poco), anche quando sono enormi. Succede quando si devono distribuire quei pochi fondi che ancora si destinano alla ricerca (i famigerati “finanziamenti a pioggia”) ma anche quando si tratta di tagliare le spese, di risparmiare, come per esempio sulla sanità. Si potrebbe sperare che un simile atteggiamento sia la conseguenza esasperata di una mal riposta solidarietà. L’esito abnorme, quindi, di un atteggiamento sostanzialmente e primariamente positivo che tende a proteggere le realtà meno forti. Non è così. Chi vive da decenni in questo mondo sa bene che i dirigenti amministrativi e politici chiamati a decidere chi, cosa, dove, quando sono spesso da una parte gravemente impreparati sugli argomenti in oggetto e dall’altra biecamente opportunisti, per cui conviene non scontentare nessuno, soprattutto se si tratta d’interlocutori in grado, direttamente o meno, di influire sulle proprie carriere future. Ma l’approccio del “todos caballeros” non aiuta a spendere bene il denaro del contribuente, con grave danno per tutti e soprattutto per i più deboli.
Giuseppe Remuzzi
Giuseppe Remuzzi è Direttore del Dipartimento di Medicina degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordina le attività di ricerca delle sedi di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare. E’ membro del “Gruppo 2003” che annovera gli scienziati italiani più citati dalla letteratura scientifica ed ha ricevuto nel 2007 il “John P. Peters Award”, il più prestigioso premio nel campo della nefrologia internazionale. E’ Commendatore della Repubblica per meriti scientifici ed editorialista del Corriere della Sera.
E' stato pubblicato il 10/11/14

La cultura della farmacovigilanza: un elemento di sicurezza per il paziente.

I farmaci, ovviamente, servono per curarsi e, spesso, migliorano di molto sia la qualità di vita dei pazienti che la loro sopravvivenza. Tuttavia, come ben sanno i medici, a volte sono essi stessi causa di malattie e, a volte, anche di morte. E’ un rischio quasi del tutto indissolubile dal loro effetto benefico. Se ne sapessimo di più però, questo rischio potrebbe essere ridotto notevolmente e a volte addirittura prevenuto. Ed è in questa direzione che opera la farmacovigilanza, che però si scontra con una sorta d’inerzia legata alla scarsa sensibilità che caratterizza ancora alcuni medici, infermieri o farmacisti. Ma adesso, come leggerete, anche il comune cittadino può rendersi utile alla causa, segnalando on line i propri sospetti alle autorità designate. Saranno poi loro a gestire l'informazione, insieme a tutte le altre dello stesso tipo, con la giusta competenza. Che ognuno quindi, nell’interesse generale, dia il proprio piccolo contributo.
Paola Tarro

Paola Tarro è laureata in Farmacia e specialista in Farmacia Ospedaliera e Territoriale. Partecipa ad un progetto di farmacovigilanza presso il PO San Giovanni di Dio e Sant’Isidoro di Giarre (CT), occupandosi della segnalazione di sospette reazioni avverse a farmaci.

Letture consigliate

Covid-19 La catastrofe di Richard Horton – Il Pensiero Scientifico Editore

Richard Horton, storico Editor capo di Lancet, fa un'analisi spietata di come il Regno Unito ma anche gli altri paesi d'Europa (per non parlare di gran parte del resto del mondo) fossero del tutto impreparati ad una pandemia più volte annunciata. Scritto subito dopo la prima ondata, il libro ha come sottotitolo "come evitare che si ripeta" ed i fatti degli ultimi due mesi dimostrano che non è stato letto abbastanza. Da leggere

Imperfezione di Telmo Pievani – Raffello Cortina Editore

La nascita dell'Universo si deve ad un piccolo errore nel vuoto quantistico. Ma anche l'evoluzione della nostra specie deriva da errori, da imperfezioni a cui la natura si adegua per non soccombere. Un saggio da grande divulgatore che in certi passaggi diventa coinvolgente come un romanzo che "ti prende".

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